Francesco, addio

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Si prega leggerli tutti, questi pochi righi.
Dico subito che Francesco non c'è più. Un pirata della strada lo ha investito. Uno o due pneumatici gli sono passati sulla testa schiacciandola, deformandola, lasciandola decomposta sull'asfalto in una pozza di sangue. Il medico disse pregate Iddio che non sia sopravvissuto!.
Parlerò di lui a braccio, mettendo da parte gli artifici di penna mestieranti, i merletti di frase, le schiccherature di circostanza, l'ipocrisia inevitabile nel mestiere di scrittore. Con lui non si può mentire, specie ora. Non lo merita, mi sentirei meschino.
Francesco era buono, mite, senza pretese. Legato a tutta la famiglia come nessuno di essa. Era l'unico a mostrare gioia, entusiasmo verso gli altri. Era discreto, amorevole, disposto, servizievole.
Nei momenti di amarezza, di sconforto Francesco rassicurava con la sola sua presenza. Gioiva per un nonnulla con il candore di un bambino. La sua presenza esulava gli infermi bisogni dell'adulto, la dipendenza ludica-alimentare delle famiglie moderne, il senso del possesso e dell'inappagabilità dell'uomo moderno.

Francesco amava di vero amore, fine a se stesso; non pretendeva nulla, nessun diritto. Non protestava, non criticava, parlava così poco, ma i suoi silenzi erano di grande espressività. Mai un segno di angoscia o di nervosismo nel suo sguardo, solo gestualità di immensa riconoscenza ed amore. Quasi una sconfinata, laica santità.
Francesco non aveva bisogno di teorie o dottrinarismi per vivere, il suo senso della vita sfuggiva ogni filosofia, ogni macchinosità o artificio culturale, ogni superfluo antagonismo.
Quella carcassa esangue sull'asfalto era solo il guscio di uno spirito che s'involava verso paradisi sconosciuti, fuori dalla cultura e dalle scienze umane. Era la scorza di uno spirito puro, mai contaminato dalle debolezze umane, dal vizio, dal calcolo.
Addio Francesco, non ti dimenticherò mai. La tua innocenza, il tuo candore ti elevavano sopra i sentimenti paterni , fraterni o filiali.
Sono certo che un giorno ti rivedrò, perché gli esseri come te sono al di sopra della vita e della morte, al di sopra del peccato originale e di ogni infermo bisogno umano.
                                          Luigi Mari

 
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