Padre Sasso    pag. 6 di 6

 
    Con Papa Giovanni Paolo secondo nel 1990

Le poesie segrete
di Padre Sasso

(le poesie sono disposte a mo' di prosa perché il significato appare stranamente più intenso senza pause).  

INNO ALLA VITA

C’e più speranza per 1’uomo d’oggi, autore della tecnologia piu avanzata e dei genocidi più crudeli? C’e più vita per chi ancor feto nel grembo materno viene strappato come virgulto d’ulivo, incapace di emettere un solo vagito? Non voglio giustificazioni. Tu che vivi, sei da me amato, eppure quali ragioni hai più di un altro annullato ancor prima di vedere un raggio solare! E la morte forse la dea dei nostri giorni? Allora luce non illuminare più i nostri volti e tu sangue non pulsare più nelle nostre vene il video del mondo non fa più spettacolo.

ARCOBALENO

S’eleva, alto, curvo, circuenta cielo e terra firma di pace il tuo arcobaleno, Dio mio. Ma oggi che altro raggira il mondo, un ventaglio di violenza rasenta 1’intero pianeta, la lotta omicida tra fratello e fratello il serbatoio d’inquinamento folgorante la natura ora diossinica. Dimmi, Signore, se cerco uno spiraglio di luce in tanta tragedia sono io pazzo o il mondo mi ha reso tale da non poter avere come riverbero neanche un tuo raggio di luce solare.

MADRE

Com’e forte il tuo richiamo, Madre. Io non so rompere tra queste siepi gelate, non so andare oltre quest’alberi ferrosi che mi serrano in un gomito d’ansie lente, rantoli di vento. Tu, madre, avanzi disperata fra le nere immagini che t’offrono il mio freddo riso, e protendi i tuoi occhi accesi di desolata luce, in un completo possesso di me, del mio essere e un tenue filo tra le tue dita si spezza. Nebbia copre i miei imprecisi lineamenti, ferma angoscia taglia le distanze. Anch’io sono stretto nel mio ciclo inquieto di rovinoso attendere, straziante fissare il vacuo orizzonte che si perde in questa sera piena di fumi, a un palpitare trepido di luci. Insieme aneliamo all’infinito.

                   

      

CERTEZZA

Incerte luci si perdono nel buio della notte come fioche voci in un viale cupo di mistero. Qui la realtà non ha volto. E solo inutile ricerca. Se tenti un appoggio un vuoto muto ti accoglie e senza nome. Ricordi allora di insoddisfatti desideri, di deluse speranze, t’assalgono la mente e le ceneri cogli delle tue illusioni, mentre gli occhi muovi incerti nel futuro, tentando falsi oracoli notturni. Ma se fede tu invochi, lo sguardo proteso all’orizzonte, le mani strette a dure sponde, certezza di luce giungerà, quasi sorpresa dopo lunghi affanni con il primo lucignolo dell’alba.

1’ Premio Poesia «l’Infinito» Napoli 1963 premiato con medaglia d’oro e diploma

AVRO UNA BARA

Avrò una bara come ogni uomo che muore: un fiore, un ricordo a filo di memoria.
Ma non importa.
Tendo la mano verso la luce come un bimbo la madre.

CUORE

Ho sostato stasera ai piedi dell’altare. Ho fissato il tuo cuore, o Cristo, aperto, circondato di spine e sormontato da una croce. L’Amore ha trapassato il tuo Cuore, 1’amore anche il mio. Ma tra il tuo cuore e il mio c’e distanza infinita. Come tra cielo e terra tra infinito e polvere. Eppure neanche al mio cuore mancano spine e croce.

COS’E L’AMORE

Che cos’e 1’amore.
Avere tutto il sole negli occhi.
E non vedere!

IL LINGUAGGIO
DEI FIORI

Io conosco il linguaggio dei fiori. La rossa passione della rosa. L’oscura poesia del crisantemo. La bianca ingenuità del giglio. La gialla umiltà del gelsomino. Li ho tutti nel cuore.

MEMORIA

Cadrà il silenzio morbido come la neve appena caduta, impercettibile, e avrà la cadenza di un cuore sfibrato. Chiederò al tempo attimi di memoria per cullare sogni svaniti nel nulla, il desiderio di far comprendere 1’Amore, caduto nel cavo della mano di un uomo sempre aperto alla Speranza di un nuovo domani.

Addio Padre Michele!