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La domenica, le proiezioni incominciavano alle ore 14.30 e, con
poche lire, si poteva assistere a spettacoli di genere western,
avventura, comico e greco-romano; gli attori erano i nostri eroi
che volevamo imitare, ricordiamo: Charlton Ehston, Steve Reves
(Ercole), Gordon Scott (Maciste), Victor Matur (Sansone), Lex
Baker e Johnny Weissmüller (Tarzan), Totò, Stanlio e Ollio,
Gianni e Pinotto, Kirk Douglas, Gary Cooper, Alan Laad e il grande
Jonn Waine, ai quali si affiancavano sempre belle donne (u giovane
e a figliola), un ragazzo ed un anziano da difendere dai
"traditori"; al momento che stavano per soccombere
arrivavano i "Nostri" che venivano accolti con un urlo
di trionfo dal pubblico che quasi partecipava all’azione e
veniva coinvolto dall’entusiasmo.
Una curiosità, siccome la sala del cinema Vittoria era sempre
affollata, c’era gente che rimaneva in piedi e, non di rado, si
sentiva gridare: "Chi si vò accatta ‘u post? " oppure
"Chi si vò venner ‘o post? ", disturbando così l’ascolto,
ma nessuno protestava perché era diventata un’usanza e un’abitudine
da rispettare.
A quell’epoca, intorno a queste sale cinematografiche, girava un’economia
florida, ricordiamo: il chiosco dell’acquafrescaia Feola Rosa,
con i fratelli Salvatore e Pina e con il padre Giro ‘o luong
(Pina ha sposato Giuseppe Barone, titolare dell’edicola di
giornali in Via Vittorio Veneto),
la venditrice di lupini, sementi, cocco e fichi d’india, Di
Grazia Assunta, classe 1916 vivente (un grazie particolare per le
informazioni a lei e alla figlia Antonietta), la castagnara
Francesca e il fratello "U Cavaliere", il panzarottaro
Ninuccio e suo cognato Pasquale, Peppe Occhiargient (castagne e
cachi), e Rusina un’altra castagnara.
In una piccola baracca, all’angolo del cinema Vittoria, c’era
Carmela Romano alias "Mammé a port", che vendeva
caramelle all’uscita della porta secondaria; quando lei entrava
in sala per vendere la sua merce e le sigarette sfuse, disturbava
la visione con la luce esterna, da qui il soprannome. Ricordiamo
anche Costantino alla porta secondaria del cinema Iris, e Raffaele
Pinto (Rafele dei giornaletti). All’angolo della strada c’era
Giuseppe Cozzolino morto il 21/06/76 che vendeva "per ‘o
muss" e frattaglie di carne cotta, come pure, mmiez a Torre,
il fratello Vincenzo, classe 31/12/12 vivente.
In Via Gradoni e Canali c’erano,
come dice il nome, dei gradoni detti "scalinate della
ciucciara", perché qui si vendeva il latte di asina, (le
scalinate furono tolte dal Comune nel maggio del 1982 per rendere
la strada carrabile), questo latte molto leggero si dava ai
neonati, si diceva che avesse le stesse qualità del latte
materno; la stalla si trovava nella casa di un certo Giuseppe
Cerulli, sotto il livello stradale, al numero civico 21.
Scendendo, all’angolo della traversa sulla destra, c’era al
n.15 "La Bottega del Pastoraro" di un certo Ciro d’origini
napoletane (S. Giovanni a Teduccio);
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Foto
del 1951 - Chiosco dell'acquafrescaioCiro Feola
(Giro 'o luongo) Via Gradoni e Cancelli
chi non è andato a comprare, nel periodo di
Natale, i pastori di creta che per la loro scarsa stabilità si
mantenevano ritti sul presepe solo con l’aiuto di uno
stuzzicadenti dietro?
Poi, al numero civico 19, c’era "Sparaglione", Aniello
Pernice, che vendeva esche di vricillo (piccoli vermi) per la
pesca con la canna, morto il 14 dicembre 1988, giorno del suo
compleanno-onomastico; la madre e la sorella erano molto brave a
fare aquiloni.
In questa via, al calare della sera, si svolgeva anche un triste
commercio, il più antico mestiere del mondo, era il lupanare dell’antica
Roma, ma era molto riservato e non dava fastidio al vicinato.
Al civico n. 2 di Traversa Gradoni
Canali e Cancelli abitano Domenico e Antonio Magliulo,
celibi; il padre Vincenzo (02/02/1880 – 28/02/1970), detto ‘a
Pauncella, era conosciuto come il miglior lustratore di corallo.
All’odierno civico n. 1 bis c’era una casa sotto il livello
stradale, la prima pizzeria a Torre, gestita dal Sig. Fortunato
Umberto e da sua moglie. In fondo alla via, scendendo sulla
destra, al n. 3 – 5, c’è un palazzotto con un piccolo e
caratteristico portoncino; qui c’era una locanda con cantina,
della famiglia Legna (‘U Catarr), gestita da Antonio; si dava
alloggio ai carrettieri di passaggio, ai zampognari, a Natale, e
faceva da pensione a chi viveva solo; ricordiamo fra questi
Bacalotto (non aveva mai portato scarpe in vita sua) e Scialone.
Nel 1986, dopo il teatro Garibaldi, il cinema Vittoria, il
Metropolitan ed il Corallo chiudeva anche l’Iris; con la
chiusura dell’antico e frequentato cinema di ron Llione, cadeva
nell’oblio, per la seconda volta, la zona dei Gradoni.
Mi viene in mente l’interrogativo del rev. V. Di Donna
"Come si è fatto a dimenticare tutto il lustro di S. Maria
dell’Ospedale?" (op. citata), e di ripeterlo: come si è
fatto a dimenticare il teatro Garibaldi ed il cinema Iris? ed
ancora: perché deve subire la stessa sorte Via Borgo (Corso
Umberto I)?
Guai a dimenticare o a disconoscere le origini!
Ps. Nella ricerca che ho fatto, non sono riuscito a risalire ad
alcuni cognomi dei personaggi citati, per il semplice fatto che,
all’epoca, nel quartiere ci si conosceva solo con il soprannome
e, quindi, non c’era motivo di citarlo.
Carlo Boccia |