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Questo breve saggio
dimostra chiaramente la poliedricità di Francesco Raimondo. Quì,
rispetto ai versi del "Ciccio osacic" (acronimo di
"Ciccio che osa"), che potete leggere in questa sezione,
osserviamo il Raimondo ortodosso aderente alla tradizione paterna di
storico o comunque ricercatore di fatti sociali. Tuttavia le due
argomentazioni non sono affatto estranee. Questo che segue è uno studio
sistematico, quasi tecnico-scientifico, che coglie il substrato
filo-psicologico dei personaggi della famosa commedia di Eduardo. Un
lavoro che mira a fare luce sui risvolti psicologici dell'autore, non
solo, ma prima e soprattutto sul concetto di famiglia come viene inteso
ed interpretato dalle nostre parti, almeno a metà XX secolo. Pure qui
si evince, però, l'interesse di Francesco per i valori dei sentimenti
che per antonomasia sono quelli in seno alla famiglia consolidata,
tradizionale, quelli che prevedono la locuzione "i propri
cari" che comunque non si contrappongono con i sentimenti per il
prossimo, quindi per Dio, per l'amicizia, ecc. E la cosa è estremamente
interessante, perché è vista da un singol incallito e irriducibile,
quale è Ciccio. In ultima analisi, ironia a parte, sospetto che
un'autobiografia di Ciccio Raimondo potrebbe essere uno studio di buona
risonanza vista le sua capacità di analisi e di introspezione col
ricamo di doppi sensi erotici
divertenti.
Luigi Mari |
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Quando nel
1931 Eduardo De Filippo rappresentò al Kursaal di Napoli la sua
commedia "Natale in casa Cupiello", nella sua
versione finale di tre atti, certamente era ben lontano dall’idea, lui
artista, che la sua, come qualsiasi altra opera teatrale o letteraria,
avrebbe potuto essere oggetto di una "visione sistemica".
Avrebbe cioè potuto essere osservata dal punto di vista di quella nuova
scienza, nata per iniziativa di L. von Bertalanffly, sul finire proprio
degli anni trenta e sviluppatasi e cresciuta fino ai primi anni
cinquanta del secolo scorso e sorta dalla crisi del modello
meccanicistico di derivazione cartesiana e newtoniana.
Lo scopo di questa teoria generale dei sistemi fu,
e si può dire che ancora è, quello di rendere scientifiche le
scienze comportamentali quelle biologiche e psicosociali
per porle sullo stesso piano d’altre scienze come la matematica o
la fisica.
Modello descrittivo e non interpretativo della realtà, successivamente,
si sviluppa come ipotesi di lavoro interdisciplinare per integrare
approcci del sapere diversi e stabilire un dialogo e una relazione
aperta tra i vari campi di conoscenza dell’Universo.
L’approccio sistemico relazionale, che è l’aspetto che a noi
interessa, può essere definito come una visione globale della realtà
intesa come complessità organizzata.
Essa è al tempo stesso: modello teorico (paradigma); modello
applicativo (metodologia d’intervento); una modalità di
lettura della realtà (ottica); modello di conoscenza
(epistemologia).
Siamo così arrivati al punto che a noi interessa e cioè come sopra già
detto a quella visione globale della realtà studiata necessariamente in
maniera unitaria e cioè con l’analisi delle interrelazioni tra i tre
sistemi (individuo, famiglia, ambiente) e le modalità con cui essi
co-evolvono, cioè evolvono assieme.
Dopo questa breve e forse troppo sintetica descrizione
della teoria sistemica si può certamente passare all’analisi appunto
sistemica di questo lavoro di drammaturgia che fu definito da alcuni
critici il primo capolavoro di Eduardo.
Ho inteso rispondere con questa scelta alla prima parte della
domanda del titolo che mi diceva
di ......scegliere una fase del ciclo di vita di una famiglia tipo
di costruire una situazione conflittuale che impediva al sistema
di assolvere .....ecc Il periodo natalizio che ora viviamo, i
suggerimenti della gentile dott.ssa Menafro, il mio amore per il teatro
mi hanno suggerito di leggere in maniera sistemica questo capolavoro.
La commedia, come già accennato, nacque come atto unico e mi sembra che
sia stata scritta a Milano. Prendendo certamente spunto dalla
seicentesca "Cantata dei Pastori" di Andrea Perrucci, (poeta
di origine palermitana vissuto a Napoli, dove fu Direttore della Dogana
del Porto ed amico del grandissimo poeta dialettale Francesco Balzano
alias Sgruttendio autore della famosa "Tiorba al Taccone"),
l’ancor giovane Eduardo con felice intuizione e seguendo il flusso
creativo in pochi giorni stese il copione nella forma di atto unico. Al
napoletano non è sconosciuto l’inizio della Cantata dei Pastori.
Dopo il Prologo (protagonista Belfagor) infatti
compare il vecchio Armenzio che con il suo: Ecco l’alba che
spunta….......ecc cerca di svegliare suo figlio Benino che, ai sui
piedi, è sprofondato in un sonno agitato, perchè alle prese con il
sogno premonitore terribile e bello al tempo stesso della nascita del
Redemptor Mundi.
L’alba in casa Cupiello invece è passata da tempo. Sono
le ore nove e Luca (Armenzio) ancora se la dorme e viene
svegliato dal petulante richiamo della moglie Concetta, mentre suo
figlio Nennillo (Benito) fa finta di dormire nel suo lettino ai piedi
del letto grande dei genitori.
A differenza del carattere positivo dell’Armenzio seicentesco qui il
capo famiglia dà da subito il buon esempio. Si può notare dunque
l’ispirazione di Eduardo.
Il vero artista tiene ben presente le produzioni di chi lo
ha preceduto ma le elabora a suo modo ed oplà nasce nel campo
dell’arte qualcosa di nuovo ed unico. Dopo questa considerazione
analizziamo in maniera sistemica il quadro che abbiamo di fronte. Sul
palcoscenico si sussegue nei tre atti la vicenda di questa famiglia
:"casa Cupiello".
Escludiamo le comparse che pure hanno la loro individualità ma che noi
guardiamo in questo caso come facenti parte dell’ambientazione. Mi
sembra, infatti, di poter dire che esse non sono né assertive, né
integrative in quanto nella rappresentazione non esprimono
"movimento" nell’uno come nell’altro caso ma già sono
affermate ed integrate.
I
protagonisti, invece, come Lucariello, la moglie Concetta, il figlio
Nennillo, la sorella di questi, Ninuccia, il marito Nicola, l’amante
Vittorio ed infine l’irascibile zio, di cui non ricordo il nome, sono
tutti caratterizzati dai due elementi "scientifici"
dell’asserzione e dell’integrazione.
Sin dalle primissime battute ciascuno vuole affermare se
stesso e nel contempo si muove tentando di trarre a sé, nella propria
sfera d’influenza, gli altri. Questa dinamica s’invera in una
sequenza esemplare di comunicazione sia verbale che di postura che tutti
ricordiamo e che muove di volta in volta ora il sorriso, ora la risata
aperta e quasi sempre una malinconica tensione emotiva tutta imperniata
su Luca Cupiello.
Questo personaggio, infatti, lo vediamo tentare di essere assertivo, lo
vediamo tentare di integrarsi ma restare poi sempre ai margini della
vicenda che pure gli si sviluppa intorno e sotto agli occhi e che egli
fino all’ultimo non riuscirà a conoscere veramente.
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La menzogna come la verità
sembrano scivolargli addosso e nel momento in cui ne prende appena
coscienza non riesce a superarne l'impatto.
Con la malattia poi arriva non alla propria asserzione ma
all’estremo annientamento, alla sua definitiva uscita
dal sistema.
Ma ritornando sui nostri passi notiamo immediatamente il sistema (Luca-Concetta)
ed i sottosistema (Concetta-Nennillo) e (Luca Ninuccia) ed ancora il
sistema isolato ed in cerca di integrazione all’interno della stessa
famiglia dell’anziano zio.
Come è emblematico quel suo quasi disperato: Mietteme pur’ a mme
‘int’ ‘a lista!!! Dove
essere inserito nella "lista della salute" voleva dire molte
cose ma principalmente essere riconosciuto dagli altri come facente
parte.
Lo stesso amante di Ninuccia, Vittorio, è assertivo e allo stesso tempo
cerca l’integrazione, quando nel secondo atto fa la sua apparizione
accompagnando Nennillo e si scontra con donna Concetta.
Egli tenta di affermare il suo essere con la frase sibilata
a quest’ultima, atterrita dalla situazione, ma ben decisa a
difendere la sua famiglia dall’incombente pericolo: Nun o vo’bbene
‘o marito!!!!
Tenta ancora inutilmente l'integrazione quando cerca di
convincere la stessa della bontà delle sue intenzioni e della verità
del suo amore per la figlia. E
quest'ultima nel primo atto non è forse assertiva quando con forza
vuole convincere la mamma delle sue ragioni, del suo diritto all'amore
per Vittorio? Fùsteve vuie che m' 'o vulisteve fa spusa'!!
riferendosi al marito non amato, più anziano ma benestante.
Per un attimo l'anziana donna Concetta sembra quasi voler riconoscere le
ragioni e il dolore della figlia e che la scelta di quel matrimonio
fosse stata sbagliata. Ma no adesso non c'era più niente da fare.
Nicola era suo marito. Erano andati in chiesa e di fronte a Dio ed alla
società avevano sancito il loro patto. Quello dunque doveva essere.
In donna Concetta un altro sistema quello che supera l'individualità di
ciascuno e della stessa famiglia, l'olone più grande, la Società, con
le sue leggi scritte e non scritte fa sentire il suo condizionamento e
la irrigidisce in una posizione di intransigenza senza possibilità di
dialogo.
Va a pezzi perciò il simbolo stesso di questa Società, il Presepe,
nella cui paziente e appassionata costruzione era impegnato l'ignaro
Luca Cupiello. Invano il povero padre per buona parte del primo atto
tenta di portare sulle sue posizioni ideali
Nennillo inconsapevole prigioniero degli abbondanti zupponi
che la mamma gli porta fin nel letto a dispetto del marito che cerca di
"fare il padre" e non sa leggere il sottosistema che si
trova davanti.
Così come non sa leggere il proprio sottosistema creato con la figlia
Ninuccia, luce dei suoi occhi. Occhi che però non vedono e forse non
vogliono vedere! Molto
gustosa pure la rappresentazione della incomunicabilità tra i sistemi.
Lucariello invano cerca di
capire il concitato dialogare tra madre e figlia ed alla fine
amareggiato se ne esce con il suo famoso: Quann' po' succeden' 'e
guaie io sto facenno 'o Presebbio!!!
Luca (Cronos) si contrappone a Concetta (Gea). Tanto
l'uno è idealista e immerso quasi totalmente nel suo mondo di infantile
ed innocua ingenuità tanto l'altra sembra essere calata in una pratica
ed incessante ed inconsapevole attività di moglie, tutta dedita alle
faccende domestiche e alla famiglia in cui però senza avvedersene
sottrae ruolo e dignità al capo.
Nell'ottica sistemica è chiaro che questo conflitto tra
i due coniugi è il fattore condizionante della non crescita di
Nennillo che tanto nennillo poi non è se ha come amico Vittorio
che è persona già quasi matura ed affermata. Ma Nennillo crescerà nel
terzo atto. E tale lo
vediamo dalla descrizione che la madre ne fa ai casigliani tutti riuniti
intorno al letto in cui giace il morente e farneticante Luca che, dopo
aver raccontato di fagioli azzeccate sotto cade in deliquio.
Di fronte alla tragedia familiare il giovane subisce una svolta
improvvisa nei comportamenti e certamente nel pensiero. Riesce ad
esplicitare con l'azione e con il mutato atteggiamento il suo amore
filiale nei confronti del padre che esisteva anche prima ma che non
trovava la via per
palesarsi perchè tra i sistemi la comunicazione era stata
disturbata da notevoli interferenze poste in atto da ciascuno nel suo
essere più assertivo che non integrativo.
Non deve sorprendere se, quando Luca Cupiello non parla più e se
ne sta immobile nel suo letto di dolore, allora il sistema famiglia
sembra segnare una nuova crescita ed assumere una nuova fisionomia. Dal
punto di vista sistemico ogni aggiunta o sottrazione di elementi
determina una variazione del sistema stesso che non è mai però
cumulativa ma sempre qualitativa. Ciò avviene perchè trattasi di
relazioni tra persone ove ognuno porta in sè una infinità di valori
che influenzano reciprocamente le parti stesse. Termino quest' analisi,
breve per non tediare il lettore, sperando di essere stato
sufficientemente chiaro nella esposizione di questi sistemici concetti e
facendo una ultima considerazione intorno al sistema Cupiello.
La famiglia Cupiello è una famiglia normale? La risposta sembra
essere si. In essa infatti la crisi viene risolta anche se a carissimo
prezzo e fino all'ultimo in maniera ambigua e quasi pirandelliana. Ma
Eduardo sistema non si incontrava già a quel tempo con Pirandello
sistema?
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