No, non e stato facile e non avevo no, la "piccozza"
ma solo le mani, le unghie
e sotto c’e ancora il nero, la crosta dura della montagna
ed ho comprato, venduto, buttato,
raccolto, scartato mille cose
cadendo sfinito ma sempre spiando
e seguendo quell’astro che tenue
illuminava il mio andare.
No, non e stato facile
salire fin sopra la cima
e non era abbastanza il riposo
che gia un’altra vetta, ancora più alta,
più irta, mi attendeva e sempre più in basso
ho udito la risata della mia ignoranza.
Gia conto le stelle e non affido
il mio tempo al canto del gallo
né aspetto che il sole mi scaldi la fronte
per dire: "E’ mattino, avanti cammina!" 
Oh, si, vennero, eccome vennero i brutti momenti,
eccome il mio viso
desidero il palmo caldo di una mano amica

"Oh, s’i", mi dissi più volte, "son stanco, 
sfinito"ne scrissi di pagine amare
ma la cima non si inchina al primo venuto
bisogna scalarla con passo sicuro
e dove più irta, con mani e con le unghie ferirla,
domarla farle sentire ch’ e un uomo che passa.
Solo la bara composta
con dentro una rosa percossa da troppe gelate
povera Mamma, mi gonfio gli occhi
di tempo passato, di amore non dato
di indifferenza totale alle cose comuni
alle piccole e semplici gioie.
No, non e facile trovarsi un giaciglio sicuro
ove dire: "Mi fermo per sempre, son giunto".
Bisogna scalare montagne e montagne
e nella montagna scavarsi il rifugio e dal rifugio
gia pronto mai perdere d’occhio la prossima vetta.

Mi piace di sera
andare a dormire sul tardi
a luci spente.
Conosco a memoria la casa
mi sono abituato oramai
ad urtare una sediolina,
una bambola, i pupazzi.
Sotto i piedi le mille palline
delle vostre collane
e le borse smesse di mamma
che riempite di futuro
mettendovi dentro
ogni giorno decine di cose.
Non ancora cinque anni
e gia vi atteggiate a donnine,
potrei accendere le Iuci
ma no, benedette bambine!

Piero Colangelo
Il poeta della libertà

Prefazione

Non trova il lettore nei versi di questa raccolta particolari ritmi o suoni, ne scavi interiori o sperimentazioni metriche e linguistiche. Trova, invece, pensieri, pensieri in versi, senza nessuna difficoltà di comprensione, per cui ne coglie il significato e la forza semplicemente. L’autore non e interessato a modelli o canoni letterari, ma obbedisce solo a ciò che il "cuore" gli suggerisce. "Sicut Flumen’ e intitolato il libro, "Le parole dei miei pensieri" e il sottotitolo.
Proprio come un fiume scorrono le parole dei suoi pensieri nel lento passare degli anni, circa quaranta, di una vita vissuta profondamente, con tenacia e consapevolezza. Poesia, dunque, come vita, ma anche vita poeticamente vissuta. Le immagini sono forti e concrete, il paesaggio nostalgico e vivo. II presente e visto come limite e da qui il desiderio di fuga o di attesa

"prigionieri delle nostre illusioni"

o in un altro verso

"spesso si vive aspettando"

oppure

"Fissai lontano per cercar L’oblio"

in qualche poesia, la consapevolezza della inutilità della esistenza e avvertita fortemente

"Solo quando la speranza rischiarò il cammino"
mi accorsi
di quanto inutile era stato il mio vagare"

e lo porta ad un grande desiderio di libertà.

"Io ho sempre fame di libertà e volo e non mi lascio ingannare dal candore della schiuma passeggera".

Un linguaggio forte e concreto, senza nessuna sbavatura affettiva o romantica.

"Quando stanco, poi tornai da te nelle tue braccia sicure riposai"

nella poesia dedicata alla madre o, parlando della morte del padre,

"a me resto solo il profumo dei gerani ... e lo ricordo ancora".

Ma anche desiderio di innocenza

"Poi un canto di bimbi mi attrasse una luce assai tenue intravidi

tremai, caddi, fissai il cielo".

Non manca l’amore nella raccolta: l’autore ha voluto far prevalere le ragioni dell’amore come espressione dell’uomo totale, visto nella varietà delle sfumature: quando nasce, esso turba o coinvolge con la forza degli occhi della donna, ma talvolta lascia dubbi e indifferenza. Sentimenti veri, schietti, profondi, strutturati in maniera semplice ma sempre dominati dalla razionalità e dall’equilibrio.

                                                    Luigi Albigi

 

Piero colangelo è nato a Torre del Greco
ed insegna lettere presso gli Istituti superiori.