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Il
mio nome è Ciro, ho ventisei anni, e preferisco rimanere in anonimato.
La mia malattia è incominciata circa quattro anni fa con un ricovero
nella città di Torino, perché ero convinto che il signor Berlusconi
doveva darmi dei soldi, cinque milioni di lire. Convinto di prendere
questi soldi entrai in una banca di cui non ricordo il nome; mi recai
alla cassa e dissi: "mi manda il signor Silvio Berlusconi e dovete
darmi cinque milioni". La cassiera si spaventò e chiamò il
collega, che a sua volta chiamò la polizia.
Gli agenti entrarono in banca e uscii con loro; accortisi che non ero
cosciente delle mie azioni, chiamarono
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un’ambulanza
e fui ricoverato in ospedale.
I medici mi imbottirono di farmaci; poi non ricordo più niente, ricordo
solo che le mie forze andavano scomparendo e che man mano mi
addormentavo. Mi risvegliai dopo alcune ore privo di forze. Nel
frattempo i medici avvisarono mia madre, che partì in aereo per venire
a vedere cosa era successo, essendo all’oscuro della mia malattia.
Ella parlò con i medici e decisero di trasferirmi all’ospedale di
Torre del Greco.
Dimesso fui preso in cura per un anno da un medico del Centro di Salute
Mentale, poi da solo decisi di sospendere la terapia. Stetti bene per
altri due o tre mesi e poi ricaddi nella mia brutta malattia. Fui
ricoverato di nuovo in un’altra città, della quale non ricordo il
nome, ricordo solo che mi sentivo un dio, capace di fare cose che gli
altri non erano capaci di fare. Dimenticavo di dire che sono stato un ex
tossicodipendente, adesso sono sano e non ho bisogno di quella
"roba".
Alla dimissione fui visitato a casa da due medici, ma li vedevo come dei
nemici, si credevano di essere delle autorità, mi
facevano sentire irrecuperabile ed io non mi volevo curare.
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Conobbi poi un
medico del Centro di Salute Mentale di Torre del Greco che seppe
prendermi; credere in me, era umile e paziente ed io non sentivo il peso
di essere un ammalato.
Adesso sono due anni che non ricado nella mia brutta malattia e questo
lo devo a me stesso, perché ci ho creduto e a Dio; non a quel dio che
io credevo di essere, ma a quello vero, che mi ha salvato tramite il mio
dottore. Ora lavoro in una comunità e faccio l’operatore comunitario.
Quello che voglio dire ai ragazzi ammalati e ai loro genitori, che non
devono mai sentirsi malati irrecuperabili, ma persone curabili. Questo
lo dico perché la mia mamma non mi ha mai fatto sentire così ed è
anche grazie a lei che mi sento bene.
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Sono un uomo di
52 anni. Fin da piccolo, quando a una lezione di catechismo, sentii dire
che "Dio ti vede", mi sentii osservato in tutte le mie azioni,
anche in quelle in cui si esige un minimo d’intimità e di
discrezione. Seppi poi da uno psicologo che questo sentirsi osservato è
una malattia mentale definita con il termine tecnico: paranoia. In poche
parole finii al manicomio e qui continuai a leggere le sacre scritture.
Appresi dal Vangelo che, se si vuole entrare nel "Regno dei
Cieli", bisogna comportarsi come bambini. Mi chiesi: "come si
fa ad essere bambini con tutti questi pedofili che ci sono in
circolazione?" Divenni anche schizofrenico (termine tecnico per
indicare la dissociazione, l’oscillazione tra due concezioni: tra
Fides e Ratio, fede o non fede).
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Mi rassegnai a
rimanere nei manicomi: un po’ di cibo e un posto letto mi era offerto.
Ma ora hanno chiuso questi lager e io mi ritrovo con un corpo che ha le
sue esigenze. Non so più dove andare. Penso che al Vaticano un
posticino per me ci sarà. Non chiedo altro che vitto e alloggio. Se
proprio non c’è posto, chiedo che sia legalizzata l’eutanasia.
Penso che almeno al cimitero il mio corpo troverà un posto: per la mia
anima (se c’è), ci penserà Dio a sistemarla e non credo che mi
manderà da Satana se è vero che bisogna perdonare anche il proprio
nemico, come dice Gesù.
Ps.: vorrei pregare il Papa di farmi sapere al più presto su cosa ha
deciso di fare di me. Sono diventato anche ansioso, e i tranquillanti
che mi davano gratuitamente al manicomio, ora li devo comprare.
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Risponde Riccardo Pazzaglia,
giornalista del Mattino, nella stessa data:
Un posticino al Vaticano con vitto e alloggio, è il sogno di tutti,
perfino dei non credenti. La sua richiesta al Santo Padre, formulata
come se lei fosse quasi certo del suo buon esito, crea però due
perplessità: o lei è uno che sa il fatto suo o non sta ancora bene
completamente. Il Vaticano è uno stato troppo piccolo per accontentare
tutti. Invece, per la sistemazione della sua anima (se c’è), nessun
problema, lo spazio è infinito e ci sarà anche la possibilità, che
qui spesso manca, di farsi più in là, se capitiamo vicino a coloro che
ci hanno rotto l’anima sulla Terra. Deo gratias."
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