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Aprile 2001

 

Mi manda Berlusconi   di Ciro

Il mio nome è Ciro, ho ventisei anni, e preferisco rimanere in anonimato. La mia malattia è incominciata circa quattro anni fa con un ricovero nella città di Torino, perché ero convinto che il signor Berlusconi doveva darmi dei soldi, cinque milioni di lire. Convinto di prendere questi soldi entrai in una banca di cui non ricordo il nome; mi recai alla cassa e dissi: "mi manda il signor Silvio Berlusconi e dovete darmi cinque milioni". La cassiera si spaventò e chiamò il collega, che a sua volta chiamò la polizia.
Gli agenti entrarono in banca e uscii con loro; accortisi che non ero cosciente delle mie azioni, chiamarono

un’ambulanza e fui ricoverato in ospedale. I medici mi imbottirono di farmaci; poi non ricordo più niente, ricordo solo che le mie forze andavano scomparendo e che man mano mi addormentavo. Mi risvegliai dopo alcune ore privo di forze. Nel frattempo i medici avvisarono mia madre, che partì in aereo per venire a vedere cosa era successo, essendo all’oscuro della mia malattia. Ella parlò con i medici e decisero di trasferirmi all’ospedale di Torre del Greco.
Dimesso fui preso in cura per un anno da un medico del Centro di Salute Mentale, poi da solo decisi di sospendere la terapia. Stetti bene per altri due o tre mesi e poi ricaddi nella mia brutta malattia. Fui ricoverato di nuovo in un’altra città, della quale non ricordo il nome, ricordo solo che mi sentivo un dio, capace di fare cose che gli altri non erano capaci di fare. Dimenticavo di dire che sono stato un ex tossicodipendente, adesso sono sano e non ho bisogno di quella "roba".
Alla dimissione fui visitato a casa da due medici, ma li vedevo come dei nemici, si credevano di essere delle autorità,
mi facevano sentire irrecuperabile ed io non mi volevo curare.

Conobbi poi un medico del Centro di Salute Mentale di Torre del Greco che seppe prendermi; credere in me, era umile e paziente ed io non sentivo il peso di essere un ammalato.
Adesso sono due anni che non ricado nella mia brutta malattia e questo lo devo a me stesso, perché ci ho creduto e a Dio; non a quel dio che io credevo di essere, ma a quello vero, che mi ha salvato tramite il mio dottore. Ora lavoro in una comunità e faccio l’operatore comunitario. Quello che voglio dire ai ragazzi ammalati e ai loro genitori, che non devono mai sentirsi malati irrecuperabili, ma persone curabili. Questo lo dico perché la mia mamma non mi ha mai fatto sentire così ed è anche grazie a lei che mi sento bene.

Dio ti vede  di Francesco Albanese,  da "Il Mattino" di Napoli del  4 luglio 1999

Sono un uomo di 52 anni. Fin da piccolo, quando a una lezione di catechismo, sentii dire che "Dio ti vede", mi sentii osservato in tutte le mie azioni, anche in quelle in cui si esige un minimo d’intimità e di discrezione. Seppi poi da uno psicologo che questo sentirsi osservato è una malattia mentale definita con il termine tecnico: paranoia. In poche parole finii al manicomio e qui continuai a leggere le sacre scritture.
Appresi dal Vangelo che, se si vuole entrare nel "Regno dei Cieli", bisogna comportarsi come bambini. Mi chiesi: "come si fa ad essere bambini con tutti questi pedofili che ci sono in circolazione?" Divenni anche schizofrenico (termine tecnico per indicare la dissociazione, l’oscillazione tra due concezioni: tra Fides e Ratio, fede o non fede).

Mi rassegnai a rimanere nei manicomi: un po’ di cibo e un posto letto mi era offerto. Ma ora hanno chiuso questi lager e io mi ritrovo con un corpo che ha le sue esigenze. Non so più dove andare. Penso che al Vaticano un posticino per me ci sarà. Non chiedo altro che vitto e alloggio. Se proprio non c’è posto, chiedo che sia legalizzata l’eutanasia. Penso che almeno al cimitero il mio corpo troverà un posto: per la mia anima (se c’è), ci penserà Dio a sistemarla e non credo che mi manderà da Satana se è vero che bisogna perdonare anche il proprio nemico, come dice Gesù.
Ps.: vorrei pregare il Papa di farmi sapere al più presto su cosa ha deciso di fare di me. Sono diventato anche ansioso, e i tranquillanti che mi davano gratuitamente al manicomio, ora li devo comprare.

Risponde Riccardo Pazzaglia, giornalista del Mattino, nella stessa data:
Un posticino al Vaticano con vitto e alloggio, è il sogno di tutti, perfino dei non credenti. La sua richiesta al Santo Padre, formulata come se lei fosse quasi certo del suo buon esito, crea però due perplessità: o lei è uno che sa il fatto suo o non sta ancora bene completamente. Il Vaticano è uno stato troppo piccolo per accontentare tutti. Invece, per la sistemazione della sua anima (se c’è), nessun problema, lo spazio è infinito e ci sarà anche la possibilità, che qui spesso manca, di farsi più in là, se capitiamo vicino a coloro che ci hanno rotto l’anima sulla Terra. Deo gratias."