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Aprile 2001

 

Aria di rinnovamento? Speriamo!

Dalla fitta e tetra nebbia che da tempo immemore avvolge il Dipartimento per la Tutela della Salute Mentale, come un raggio di sole emerso prepotentemente dal grigiore ambientale, ecco apparire una figura illuminata che, forte della sua esperienza in campo nazionale si pone al timone della sgangherata barca del DSM, scongiurando il pericolo di un inevitabile naufragio.
Immediati benefici si sono subito notati, risvegliando negli operatori stimoli che da tempo si erano assopiti o addirittura atrofizzati. Ora tutti sono in grado di poter operare al meglio grazie ad una precisa rotta da seguire, certi di approdare col tempo in acque tranquille senza scossoni o manovre errate, con grande beneficio per l’intera utenza.
Con la caduta del "muro" che si interponeva tra i buoni e i cattivi, ora presso il SPDC si respira aria di rinnovamento, i pazienti sono attenti alla loro igiene personale, accettano le terapie e il dialogo, evitando agli operatori


spiacevoli trattamenti coercitivi, che spesso erano causa di peggioramento in pazienti già affetti da nevrosi o depressione causati dalla cosiddetta "società moderna".
Anche presso il CSM si vive un momento di fibrillazione organizzativa per impostare il lavoro di prevenzione, cura e riabilitazione. Nonostante le difficoltà provocate dalla ristrutturazione dello stabile, si avvertono palpabili benefici a tutto campo e si auspica di dare sempre di più, per il benessere di tutti. E " finché la barca va..."
   
                                                                                      di R. Iovine

A rieccoce!

A rieccoce a parlare di noi, per chi vuol sentire e chi non vuole, ed anche per chi così così. Tanto poi i problemi sono gli stessi, e la gente pure, e neanche noi siamo tanto cambiati.
A rieccoce a rompere, a dire che anche noi, possiamo fare qualcosa di normale, e che, viceversa, chi è sicuro di essere normale non deve poi tanto esserlo davvero.
A rieccoce a far finta di esser sani, ad ancorarci a qualcosa di concreto, fosse anche soltanto un pezzo di carta, un foglietto che scivola via leggero fra le mani distratte di chi lo sfoglia frettoloso e perplesso.
A rieccoce a protestare, ad incazzarci, a lamentarci, che la riabilitazione potrebbe fare anche meglio e di più, ma intanto c’è il giornaletto, sfruttiamolo, allora, ‘sto spazio, quest’opportunità, e domani è un altro giorno.
A rieccoce, dunque, a segnalare necessità e bisogni altrimenti inespressi, a segnalarli magari in maniera obliqua, suscettibile forse di ermeneutica diagnostica (= di medici che li interpretino e capiscano), ma intanto sono bisogni concreti come un muro, e ignorarli non serve a nessuno, non a noi, ma meno che mai neanche a chi ci sta intorno a vario titolo: familiari, amici, terapeuti, personale paramedico e chi altri.
Rieccoci a scrivere, disegnare, fotografare, stampare, esprimerci, in una parola.
E fa niente che il giornaletto non è il New York Times, possiamo anche far finta che lo sia.

A rieccoce!

                                                di Mangiafuoco

 

La guerra
D
a sempre l’uomo fin dalla creazione del mondo, ha dovuto combattere per le cose primordiali, quali ad esempio il cibo e la casa.
Poi nel corso dei secoli, come la storia dell’umanità ci ha insegnato, si sono avute guerre per altri motivi: politici, religiosi, culturali, etnici ecc. Tali episodi hanno letteralmente mutato situazioni ed eventi, riducendoci quasi ad un’assuefazione alla guerra. Vi è stato poi il famoso periodo in cui, io non ero ancora nata, si diceva: "fate l’amore ma non fate la guerra". Questo ovviamente era un modo paradossale per lanciare un monito a non fare più guerre. Però attualmente nel mondo vi sono diverse guerre in corso. Per non parlare poi dei paesi dove la guerra è cessata ma vi sono alcuni pericoli che ancora provocano morti, feriti gravi e mutilati come ad esempio le mine antiuomo rimaste sepolte e a farne le spese sono soprattutto i bambini. Ci si chiede, quando finirà tutto questo?

                                       di Anna Maria Sorrentino
Il risveglio della consapevolezza

Per secoli la consapevolezza umana non è cambiata, è rimasta sempre identica a se stessa. Alcuni individui, pochi e lontani tra loro, hanno raggiunto il risveglio della consapevolezza, come Gesù, Buddha, Krishna, ma sono eccezioni non regole.
La società si è evoluta materialmente, più il benessere materiale è cresciuto più è diventata evidente la povertà spirituale. Quindi da una parte c’è la ricchezza, dall’altra la povertà interiore.
Se la società può essere ricca, perché non può esserlo anche la consapevolezza?
     di Antonio Gaudino