|
Nuove scoperte
scientifiche e tecnologie inno-vative creano speranze inaspettate ma
anche inquientanti interrogativi.
Organi
di ricambio "naturali" per tra
pianti e peperoni grossi come me
loni che costano la metà degli attuali? Sono queste le due frontiere
della scienza e della tecnologia agli esordi del terzo millennio. Ma
procediamo con ordine.
Verrà data ufficialmente a Roma nelle prossime settimane la notizia che
entro il 2002 sarà tecnicamente possibile clonare esseri umani. E a
parlarne non è uno dei soliti pallosissimi film con Schwar- zenegger, o
la pittoresca setta dei raeliani (prende il suo nome dal capo
carismatico, Rael, ex cantante e giornalista sportivo) che sostengono di
aver saputo dagli extra-terrestri che l’intera razza umana è frutto
di una clonazione, e che si preparano ad accogliere nel 2035 il ritorno
dei nostri progenitori. O i servizi di copertina dei più quotati
periodici scientifici anglo-sassoni.
A dare l’annuncio ufficiale della possibilità tecnica della
clonazione umana saranno due serissimi scienziati, l’italiano Severino
Antinori, ginecologo specializzato nei problemi della fertilità a Roma
e; e l’americano Paul Zavos, fisiologo riproduttivo alla Kentucky
University.
Autorizzata qualche tempo fa
dall’austero parlamento britannico, si può star certi che la
clonazione umana, dal momento che sarà tecnicamente possibile, si
farà: l’opposizione è moralmente autorevole, ma politicamente debole
(in pratica si riduce alla Chiesa cattolica ed agli ambientalisti) e gli
Stati che si sono dati una legislazione in materia nel mondo si possono
contare sulla punta delle dita.
E se si può fare, perché dovrebbe
risparmiarsela un mondo sempre più ansioso di procrastinare all’indefinito
il fastidioso rituale della morte? Perché lasciare che a gestire la
possibilità teorica siano personaggi ed organizzazioni a dir poco prive
di scrupoli?
Stesso discorso per il cibo transgenico, quello manipolato
geneticamente, tanto per intenderci. E’ il mercato a richiederlo. E
stavolta non si tratta del mercato inteso in senso ampio, ma si tratta
dei paesi in via di sviluppo, quelli più poveri, per dirla brutalmente.
Cibi in grado di aumentare la produttività dei terreni, di richiedere
un uso irrisorio di pesticidi, di resistere alle malattie genetiche,
darebbero un sollievo non indifferente alle disastrate economie di paesi
in cui si muore ancora di fame.
|
|
|
La chiave del problema - come
argomenta su Repubblica anche l’ambasciatore USA in Italia Tom
Foglietta - sta nei controlli: dateci controlli efficienti ed avremo
meno campagne di informazione isteriche, quindi meno rifiuto
ingiustificato da parte dell’opinione pubblica dei paesi ricchi,
quelli che in definitiva decidono.
Ed il discorso aumenta di attualità quando si pensa ad un altro
argomento che sta tenendo banco in questi giorni (e sarà sicuramente al
centro dell’attenzione nei prossimi), quello della "mucca
pazza", il morbo della carne bovina che sta creando tanto allarme
nelle famiglie e nelle aziende del settore.
Bene, anche in questo caso pare che tutto nasca da una deficienza di
controlli: l’Italia importa il 55% del suo fabbisogno da paesi in cui
non è previsto alcun controllo sui mangimi che sembrano alla base di
questa malattia degli animali da macello.
Ma, fortunatamente, le notizie dal mondo della scienza e della tecnica
non sono poi quel bollettino di guerra che sembrano, ce ne sono anche di
positive, rassicuranti, piacevoli perfino.
Uno scienziato dell’università dell’Illinois, Scott White, ha
inventato la "plastica intelligente", quella che si ripara da
sola. Si prevedono applicazioni in campo biomedico, per ora sicure
quelle nel settore aereospaziale.
E da noi nel Sud, e in Campania in particolare, come vanno le cose?
Diciamo che, come nel resto del pianeta, si oscilla, montalianamente,
fra il sublime e l’immondo, con qualche propensione per il secondo.
Si va dai laboratori del CNR ad Arco Felice, all’emergenza rifiuti
(altro
|
argomento del
giorno) al traffico di anabolizzanti a certe leggi della Regione
Campania dal contenuto almeno dubbio. Visto che il sublime non fa
notizia, dovremo occuparci - ahinoi! - necessariamente dell’immondo.
Emergenza rifiuti: i terreni destinati a discariche non bastano più (la
Campania produce complessivamente tre milioni di tonnellate di rifiuti l’anno)
e se ne devono reperire altri, e soprattutto escogitare nuovi sistemi di
smal-timento. Nel frattempo immondizia gettata nelle strade dei centri
urbani, veementi proteste delle popolazioni coinvolte, ecomafie che
gongolano per l’aumento dei prezzi dei terreni.
Anche con gli anabolizzanti selvaggi non si scherza: recente l’arresto
di una casalinga e di un pregiudicato, giro d’affari nell’ordine
delle centinaia di miliardi che in dieci anni è più che raddoppiato.
Infine ci si mettono pure le istituzioni: un recente regolamento della
Regione Campania ha suscitato indignate proteste di Italia Nostra,
perché destinerebbe ad uso edilizio oltre tre milioni di metri quadri
di terreni agricoli.
Il futuro, insomma, ci presenta luci ed ombre, queste ultime ingigantite
dal fatto che siamo sempre meno pronti psicologicamente ai repentini
cambiamenti che scienza e tecnica ci propongono. Ed è per questo che
aumenta l’importanza del ruolo di una informazione cosciente ed
equilibrata che sappia non solo illustrare coscientemente, ma dirigere
con equilibrio i cambiamenti.
|