Pag. 7  N. 1 
Aprile 2001

 

SCIENZA E TECNOLOGIA

               Progresso? Forse!

Nuove scoperte scientifiche e tecnologie inno-vative creano speranze inaspettate ma anche inquientanti interrogativi.

Organi di ricambio "naturali" per tra
pianti e peperoni grossi come me
loni che costano la metà degli attuali? Sono queste le due frontiere della scienza e della tecnologia agli esordi del terzo millennio. Ma procediamo con ordine.
Verrà data ufficialmente a Roma nelle prossime settimane la notizia che entro il 2002 sarà tecnicamente possibile clonare esseri umani. E a parlarne non è uno dei soliti pallosissimi film con Schwar- zenegger, o la pittoresca setta dei raeliani (prende il suo nome dal capo carismatico, Rael, ex cantante e giornalista sportivo) che sostengono di aver saputo dagli extra-terrestri che l’intera razza umana è frutto di una clonazione, e che si preparano ad accogliere nel 2035 il ritorno dei nostri progenitori. O i servizi di copertina dei più quotati periodici scientifici anglo-sassoni.
A dare l’annuncio ufficiale della possibilità tecnica della clonazione umana saranno due serissimi scienziati, l’italiano Severino Antinori, ginecologo specializzato nei problemi della fertilità a Roma e; e l’americano Paul Zavos, fisiologo riproduttivo alla Kentucky University.
Autorizzata qualche tempo fa dall’austero parlamento britannico, si può star certi che la clonazione umana, dal momento che sarà tecnicamente possibile, si farà: l’opposizione è moralmente autorevole, ma politicamente debole (in pratica si riduce alla Chiesa cattolica ed agli ambientalisti) e gli Stati che si sono dati una legislazione in materia nel mondo si possono contare sulla punta delle dita.
E se si può fare, perché dovrebbe
risparmiarsela un mondo sempre più ansioso di procrastinare all’indefinito il fastidioso rituale della morte? Perché lasciare che a gestire la possibilità teorica siano personaggi ed organizzazioni a dir poco prive di scrupoli?
Stesso discorso per il cibo transgenico, quello manipolato geneticamente, tanto per intenderci. E’ il mercato a richiederlo. E stavolta non si tratta del mercato inteso in senso ampio, ma si tratta dei paesi in via di sviluppo, quelli più poveri, per dirla brutalmente. Cibi in grado di aumentare la produttività dei terreni, di richiedere un uso irrisorio di pesticidi, di resistere alle malattie genetiche, darebbero un sollievo non indifferente alle disastrate economie di paesi in cui si muore ancora di fame.

La chiave del problema - come argomenta su Repubblica anche l’ambasciatore USA in Italia Tom Foglietta - sta nei controlli: dateci controlli efficienti ed avremo meno campagne di informazione isteriche, quindi meno rifiuto ingiustificato da parte dell’opinione pubblica dei paesi ricchi, quelli che in definitiva decidono.
Ed il discorso aumenta di attualità quando si pensa ad un altro argomento che sta tenendo banco in questi giorni (e sarà sicuramente al centro dell’attenzione nei prossimi), quello della "mucca pazza", il morbo della carne bovina che sta creando tanto allarme nelle famiglie e nelle aziende del settore.
Bene, anche in questo caso pare che tutto nasca da una deficienza di controlli: l’Italia importa il 55% del suo fabbisogno da paesi in cui non è previsto alcun controllo sui mangimi che sembrano alla base di questa malattia degli animali da macello.
Ma, fortunatamente, le notizie dal mondo della scienza e della tecnica non sono poi quel bollettino di guerra che sembrano, ce ne sono anche di positive, rassicuranti, piacevoli perfino.
Uno scienziato dell’università dell’Illinois, Scott White, ha inventato la "plastica intelligente", quella che si ripara da sola. Si prevedono applicazioni in campo biomedico, per ora sicure quelle nel settore aereospaziale.
E da noi nel Sud, e in Campania in particolare, come vanno le cose? Diciamo che, come nel resto del pianeta, si oscilla, montalianamente, fra il sublime e l’immondo, con qualche propensione per il secondo.
Si va dai laboratori del CNR ad Arco Felice, all’emergenza rifiuti (altro

argomento del giorno) al traffico di anabolizzanti a certe leggi della Regione Campania dal contenuto almeno dubbio. Visto che il sublime non fa notizia, dovremo occuparci - ahinoi! - necessariamente dell’immondo.
Emergenza rifiuti: i terreni destinati a discariche non bastano più (la Campania produce complessivamente tre milioni di tonnellate di rifiuti l’anno) e se ne devono reperire altri, e soprattutto escogitare nuovi sistemi di smal-timento. Nel frattempo immondizia gettata nelle strade dei centri urbani, veementi proteste delle popolazioni coinvolte, ecomafie che gongolano per l’aumento dei prezzi dei terreni.
Anche con gli anabolizzanti selvaggi non si scherza: recente l’arresto di una casalinga e di un pregiudicato, giro d’affari nell’ordine delle centinaia di miliardi che in dieci anni è più che raddoppiato.
Infine ci si mettono pure le istituzioni: un recente regolamento della Regione Campania ha suscitato indignate proteste di Italia Nostra, perché destinerebbe ad uso edilizio oltre tre milioni di metri quadri di terreni agricoli.
Il futuro, insomma, ci presenta luci ed ombre, queste ultime ingigantite dal fatto che siamo sempre meno pronti psicologicamente ai repentini cambiamenti che scienza e tecnica ci propongono. Ed è per questo che aumenta l’importanza del ruolo di una informazione cosciente ed equilibrata che sappia non solo illustrare coscientemente, ma dirigere con equilibrio i cambiamenti.