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Vivere
per
la
musica
di
Ida Balzano
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VOGLIAMO
PARLARE
DELL'INTER
La federazione calcistica
INTER di Milano nasce nel 1908. La prima fase della storia nerazzurra è
dominata da una curiosa regolarità: il tempo intercorso tra ogni
scudetto è di 10 anni, e capita per ben quattro volte: 1910, 1920,
1930, 1940. Un’unica eccezione si ha nel 1938 quando si vince il 4°
titolo, e va segnalato che dal 1928 la società fu denominata AMBROSIANA
INTER, denominazione che sarà abbandonata nel dopoguerra. Il suo
giocatore simbolo è Giuseppe Meazza, destinato a diventare il goleador
di tutti i tempi della storia della società (3 volte capocannoniere),
con cui vinse lo scudetto nel 1938, è una vera e propria bandiera dell’INTER.
Negli anni 50 l’INTER
riesce ad avere due eventi di grande soddisfazione sotto la guida dell’allenatore
Alfredo Foni: si aggiudica lo scudetto nel 1953 e nel 1954, in entrambi
i casi è la Juventus la principale rivale per il titolo. I giocatori
simbolo di quegli anni erano Lorenzi e Skonglud. Nel 1955 è Angelo
Moratti ad assumere la presidenza.
Moratti non tradisce le attese e compra l’argentino Valentino
Angelillo il quale nel 1959 diventa capocannoniere assoluto di tutti i
tempi in un campionato di serie "A" con 33 reti. Io penso che
tutti gli interisti sappiano a memoria la formazione della grande INTER:
Sarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarnieri, Picchi, Jair, Mazzola,
Peirò, Suarez e Corso. L’INTER per me è molto forte perché si
aggiudica più’ derby con i cugini romani e mi affascina la maglia
nerazzurra. Sarebbe stato bello vivere nel periodo d’oro dell’INTER
quando quasi tutta l’Italia era con l’INTER. Inoltre l’INTER è la
squadra che compra sempre i giocatori più’ forti che ci sono in
circolazione, sia in Europa che nel mondo. Con 13 scudetti, due coppe
campioni e due intercontinentali e tre coppe UEFA l’INTER è nell’élite
del calcio.
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Mi sono chiesta se si può vivere solo per la musica, io credo di sì.
Anche il grande tenore Bocelli afferma in una sua canzone, che lui vive
per la musica. La musica dà forti emozioni e ti fa vivere in un mondo
colorato e festoso.
A me piace la musica classica e le canzoni antiche, sia classiche che
napoletane. Le prime canzoni risalgono al 1300 quando i menestrelli
cantavano per le strade e alle corti dei re. La musica mi trasporta in
una vita più tranquilla e le sue note, che emergono da un pianoforte o
da un violino, mi fanno sognare un mondo ottocentesco.
Mi sarebbe piaciuto vivere nell’ottocento, perché è il periodo più
romantico della storia dell’uomo.
Mia madre mi racconta che ai suoi tempi per le strade girava il pianino,
io purtroppo, l’ho visto e sentito suonare solo in qualche film
antico.
Credo che mio padre, malato terminale, sia tenuto in vita proprio dalla
musica. Io ringrazio Dio che ha dato talento a molti musicisti e ci ha
donato la possibilità di farci vivere in un mondo festoso e armonico.
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Alcune considerazioni sul film Maléna
di Lucio
Bonelli
Il film Malèna di Tornatore
riconcilia lo spettatore con il buon cinema italiano, che in quest’ultimi
anni non ha brillato per qualità. In breve, il film è la visione di
una sottocultura che vede la donna come oggetto di piacere. Non
considerando la storia del film, ma basandoci solo sulla posizione del
regista in questa materia, la donna è concupita dal maschio.
Con buona dose di considerazione per la bellezza di Malena, anche questa
diventa una condanna fatta di continue maldicenze sulla sua vita intima
da parte di un paese, nel periodo fascista, in cui lei subisce le
continue provocazioni degli uomini e le cattive opinioni delle altre
donne.
In sostanza, la teoria del film è che, una donna, senza un uomo vicino,
e ancor di più se bella, non può vivere con il rispetto dovuto ad ogni
persona.
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Un ponte possibile
di
Paolo Pignatiello, CDR Pollena
Innanzitutto vorrei iniziare l’articolo con un ringraziamento
personale a tutta la redazione del giornale "Integrazione" che
mi ha concesso la possibilità di poter scrivere su di esso, in secondo
luogo ed ecco il punto su cui mi è stato chiesto di soffermarmi
parlando della mia esperienza , parlare della connessione tra Sport e la
Riabilitazione nelle AASSLL Campane, che con la istituzione del Torneo
Regionale di Calcetto giunto alla VIII edizione, penso possa definirsi
un progetto ormai realizzato che ha già avuto tanti riscontri positivi.
Per tale ragione penso che un percorso riabilitativo in un ambito
sportivo sia certamente fattibile ed auspicabile. Ma la verità che
voglio rivelare è questa: mi sento estasiato dalla generosità di
questi Centri di Riabilitazione che mi hanno tirato fuori da una
situazione che si era fatta esasperante a livello di esaurimento
nervoso. Sono pertanto soddisfatto di essere stato inserito nel gruppo
di Cercola, al quale sono arrivato dopo una similare esperienza nel
centro di Ercolano.
Effettivamente posso dire di aver raggiunto un livello di
intrattenimento (trattenere dentro), che mi ritrae in una vera immagine
di calciatore dilettante, cosa che io ho sempre desiderato nella mia
vita. Credo che alla base di questa realtà ci sia un principio
fondamentale: volli, fortissimamente volli, ovvero il principio della
volontà.
L’attività dello sport, che svolgo insieme ad altri miei compagni, è
l’approdo cui tutti noi avevamo tanto ambito.
Una realtà, dunque, che le varie AASSLL tentano di consolidare per
raggiungere sempre piu’ obiettivi di ordine terapeutico, che vuol
dire, seri sviluppi a livello sociale che tutelano l’animo del giovane
alla ricerca di continuità e di identità nel mondo di oggi.
Insomma ogni tentativo di sottolineare la portata e la grandezza dell’entità
di questi Centri, risulta riduttivo ed oltremodo semplificante.
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