Non
ho pensieri
di Maurilio Tavormina |
Sommario
4 Salute Mentale
Walter: il generale d’acciaio -
di Luigi Intoccia
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CSM buono e cattivo -
Maurilio Tavormina
5 Specchi rotti e lanterne magiche
La rosa non mi basta -
di Giuseppe D’Aquino
Faccio quindi sono -
di Peterpan
6 La Voce dei
Familiari
Il male oscuro -
di Adalgisa Mazza
7-10 Speciale
Sorrento
7 Intervista a Corrado Fattorusso -
di Giuseppe della Monica
8 Breve di storia di Sorrento -
di Teresa Astarita
Un’isola felice -
di Giuseppe Alfaro
9 I prodotti tipici della penisola sorrentina -
di Maria Ercolano
10 Il Venerdì
Santo a Sorrento -
di Giuseppe Alfaro
Le Associazioni cittadine -
11 Arte e
Cultura
Io mi ricordo…si mi ricordo -
di Gianfranco Oliviero
12 Speciale Estate
Luoghi di vacanza -
di Davidino Corazza
Farmaci e mare -
di Enrica Sorrentino
Mare e amore -
di C. T.13-14
Temporanei accessi di ragione
13 Turismo
torrese -
di Falanga Sabatino
Il golfo inquinato -
di Vincenzo Riccio
14 I1Tempo
passato -
di Lucio Bonelli
Adda passà ‘a nuttata -
di Ida Balzano
La donazione degli organi -
di Antonio Giordano
Paura Bin Laden -
di Cristina Tarallo
15
Astrologia
Cancro -
di Felice Gaglione Leone -
di F. G.
Poesia
Ué Marò -
di Antonio Di Letto
Il Pensatore -
di Anna Altamura
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Non
ho pensieri! Chissà quante volte vi sarà capitato di rimanere con lo
sguardo all’insù e con la matita tra i denti, davanti ad un foglio
bianco, in attesa dell’ispirazione per incominciare a scrivere una
storia, un articolo, un tema. E’ un momento brutto nel quale si crede
di non avere pensieri, di non avere idee da comunicare e non si sa da
che parte cominciare a mettere ordine tra i concetti.
Ci sembra davvero difficile, ma poi ecco che improvvisamente troviamo il
giusto estro e scriviamo di getto quanto abbiamo dentro, senza fermarci
troppo a correggere o a limare le frasi. Tanto se è necessario possiamo
sempre farlo dopo.
Sembra quasi che alberga in noi uno spiritello che guida la nostra mano
e ci fa essere creativi. Di solito non ci si sofferma molto a riflettere
e si scrive tutto di getto fino alla fine, meravigliandosi poi nel
rileggere quanto abbiamo prodotto e compiaciuti d’aver assolto al
nostro compito, ci rincuoriamo sulle nostre capacità.
E’ una modalità di scrittura istintiva, spontanea, genuina, che se
non è cestinata subito e sopravvive al senso di sfiducia e talvolta di
vergogna dell’autore, può esternare al lettore quanto di più
recondito c’è nell’animo dell’autore. Non c’è da meravigliarsi
se talvolta escono delle cose pregevoli e di notevole interesse. E’ un
modo efficace per superare la paura del bianco e immacolato foglio di
carta, che ci blocca e ci fa pensare di non saper cosa scrivere.
Una cosa è certa che se il nostro vissuto interiore è vacuo, sterile,
disinformato, poco disposto all’incontro non uscirà un granché e |
probabilmente l’elaborato cadrà sotto i colpi
dell’autocensura.
Ma coraggio non abbattiamoci! a mio modesto avviso, in quella
circostanza non eravamo semplicemente in sintonia con noi stessi. Basta
rilassarsi e chiedersi se davvero abbiamo voglia di comunicare con gli
altri e se il nostro desiderio è spontaneo e veritiero, la penna
tornerà a scrivere con fluidità.
Quest’espediente scritto è utilizzato anche talvolta in psicologia
quando si vuole far emergere il vissuto intrapsichico senza il controllo
attivo della logica raziocinante e dei divieti del super Io. E ancora,
quanti artisti incominciano a comporre i loro versi o a stilare i loro
brani semplicemente seguendo l’ispirazione dettata dalla Musa
dell’arte?
Infine, una volta, mi è anche capitato di leggere su una rivista di
parapsicologia che alcuni sensitivi possono scrivere automaticamente e
senza alcun condizionamento razionale quando sono in trance medianica,
rivelando così messaggi dell’aldilà espressamente sotto il controllo
attivo dell’entità soprannaturale di turno, soltanto impugnando una
matita su un foglio di carta e dando libertà di movimento alla propria
mano. Tale metodica la chiamano: spiritografia.
E allora, perché non concederci degli scritti liberi dal
condizionamento della “priorità di scaletta” e premiare la nostra
spontaneità di pensiero esprimendoci con genuina estemporaneità?
Forse anch’io prima di scrivere queste righe avrò detto: “ E ora
che scrivo? Boh, non ho pensieri!” |