Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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Non ho pensieri
di Maurilio Tavormina

Sommario  

4 Salute Mentale
Walter: il generale d’acciaio -
di Luigi Intoccia
-
CSM buono e cattivo -
Maurilio Tavormina
5 Specchi rotti e lanterne magiche

La rosa non mi basta -
di Giuseppe D’Aquino

Faccio quindi sono -
di Peterpan

6 La Voce dei Familiari
Il male oscuro -
di Adalgisa Mazza

7-10 Speciale Sorrento
7 Intervista a Corrado Fattorusso -
di Giuseppe della Monica
8 Breve di storia di Sorrento -
di Teresa Astarita
Un’isola felice -
di Giuseppe Alfaro
9 I prodotti tipici della penisola sorrentina -
di Maria Ercolano

10 Il Venerdì Santo a Sorrento -
di Giuseppe Alfaro
Le Associazioni cittadine -

11 Arte e Cultura
Io mi ricordo…si mi ricordo -
di Gianfranco Oliviero 

12 Speciale Estate
Luoghi di vacanza -
di Davidino Corazza

Farmaci e mare -
di Enrica Sorrentino

Mare e amore -
di C. T.13-14
Temporanei accessi di ragione

13 Turismo torrese -
di Falanga Sabatino
Il golfo inquinato -
di Vincenzo Riccio

14 I1Tempo passato -
di Lucio Bonelli
Adda passà ‘a nuttata -
di Ida Balzano
La donazione degli organi -
di Antonio Giordano

Paura Bin Laden -
di Cristina Tarallo

 15 Astrologia

Cancro -
di Felice Gaglione Leone -
di F. G.

 Poesia  

Ué Marò -
di Antonio Di Letto
Il Pensatore -
di Anna Altamura

Non ho pensieri! Chissà quante volte vi sarà capitato di rimanere con lo sguardo all’insù e con la matita tra i denti, davanti ad un foglio bianco, in attesa dell’ispirazione per incominciare a scrivere una storia, un articolo, un tema. E’ un momento brutto nel quale si crede di non avere pensieri, di non avere idee da comunicare e non si sa da che parte cominciare a mettere ordine tra i concetti.
Ci sembra davvero difficile, ma poi ecco che improvvisamente troviamo il giusto estro e scriviamo di getto quanto abbiamo dentro, senza fermarci troppo a correggere o a limare le frasi. Tanto se è necessario possiamo sempre farlo dopo.
Sembra quasi che alberga in noi uno spiritello che guida la nostra mano e ci fa essere creativi. Di solito non ci si sofferma molto a riflettere e si scrive tutto di getto fino alla fine, meravigliandosi poi nel rileggere quanto abbiamo prodotto e compiaciuti d’aver assolto al nostro compito, ci rincuoriamo sulle nostre capacità.
E’ una modalità di scrittura istintiva, spontanea, genuina, che se non è cestinata subito e sopravvive al senso di sfiducia e talvolta di vergogna dell’autore, può esternare al lettore quanto di più recondito c’è nell’animo dell’autore. Non c’è da meravigliarsi se talvolta escono delle cose pregevoli e di notevole interesse. E’ un modo efficace per superare la paura del bianco e immacolato foglio di carta, che ci blocca e ci fa pensare di non saper cosa scrivere.
Una cosa è certa che se il nostro vissuto interiore è vacuo, sterile, disinformato, poco disposto all’incontro non uscirà un granché e

probabilmente l’elaborato cadrà sotto i colpi dell’autocensura. Ma coraggio non abbattiamoci! a mio modesto avviso, in quella circostanza non eravamo semplicemente in sintonia con noi stessi. Basta rilassarsi e chiedersi se davvero abbiamo voglia di comunicare con gli altri e se il nostro desiderio è spontaneo e veritiero, la penna tornerà a scrivere con fluidità.
Quest’espediente scritto è utilizzato anche talvolta in psicologia quando si vuole far emergere il vissuto intrapsichico senza il controllo attivo della logica raziocinante e dei divieti del super Io. E ancora, quanti artisti incominciano a comporre i loro versi o a stilare i loro brani semplicemente seguendo l’ispirazione dettata dalla Musa dell’arte?
Infine, una volta, mi è anche capitato di leggere su una rivista di parapsicologia che alcuni sensitivi possono scrivere automaticamente e senza alcun condizionamento razionale quando sono in trance medianica, rivelando così messaggi dell’aldilà espressamente sotto il controllo attivo dell’entità soprannaturale di turno, soltanto impugnando una matita su un foglio di carta e dando libertà di movimento alla propria mano. Tale metodica la chiamano: spiritografia.
E allora, perché non concederci degli scritti liberi dal condizionamento della “priorità di scaletta” e premiare la nostra spontaneità di pensiero esprimendoci con genuina estemporaneità?
Forse anch’io prima di scrivere queste righe avrò detto: “ E ora che scrivo? Boh, non ho pensieri!”