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Opinioni
di un militante del Servizio
E’
arduo descrivere un generale, soprattutto il nostro. Lo immaginiamo
impettito, nerboruto, con sguardo arcigno, con una profonda lordosi
lombare ed una cronica rigidità nucale. Quando lo vediamo arrivare,
anche non conoscendolo, diciamo: quello è sicuramente uno che conta, è
uno che comanda! Sì magari ha qualche piccola fisima, ma nel complesso
è un buon diavolo.
E tutti lì a scattare sugli attenti, petto in fuori, sguardo diritto di
fronte e silenzio tombale. Ma nel nostro panorama militare è arrivato
lui, il nuovo generale, una tempra diversa, d’acciaio un po’ molle,
ma abbastanza temperato.
Il nostro nuovo capo non indossa la divisa, per la verità “veste”
poco, non è impettito, non procede con passo marziale, ma la truppa lo
segue lo stesso. Poco nerboruto, non ha il capello gelatinato, ha un
taglio molto casual, direi quasi da “volpe del deserto” sotto una
tempesta di sabbia, quasi spettinatuccio, ma con un non so ché di
pseudordinato.Veste con i jeans e non porta le scarpe d’ordinanza,
sembra il tipico turista caprese nel mese di gennaio, cioè spesso fuori
stagione, che avanza con passo molleggiato, ondeggiando come una |

vela
di bolina. E’ vero, non ha un passo marziale, con le spallucce un po’
alla Dustin Hoffman (nessun’allusione al film Rain Man), con la sua
borsa di cammello blu plastificato e preferisce entrare sempre in sordina,
così ci becca sempre in fragrante. Non ha il sigaro all’angolo della
bocca, anzi non fuma, ma è attorniato da una schiera interminabile
d’attendenti, che s’interscambiano a vicenda quando anche i
“duracel” sono ormai esauriti.
Fuori la porta della sua stanza c’è c'è scritto primario, una parola
che incute un certo timore reverenziale, ma quando entri nella stanza lui
è in perenne adorazione surreale con il suo compagno di sempre: il
computer. Spesso si accendono violente discussioni, perché la macchina
non fa sempre quello che |
lui
gli chiede, qualche volta scappano anche parole grosse, allora litiga e
lo spegne. In quel preciso istante si volta verso il malcapitato di
turno e afferma: “ giusto te volevo, dovevo parlarti!”. A quel punto
hai una sola scappatoia: accendere la macchina infernale e farla
funzionare. Ma, c’è un ma! Devi trovare sempre il modo di farle
eseguire l’ordine, attribuendole sempre la colpa, perché il generale
non sbaglia mai! E allora
lui si calma, il capello si riassetta, ricompare il suo sorriso degno
della Gioconda e si ricomincia finalmente a vivere.
Non abbiamo un generale d’acciaio, è vero, ma ci accontentiamo del
nostro, un po’ elasticizzato, “pseudoliberal”, sempre pronto ad
essere al tuo fianco, qualsiasi sia la battaglia.
Ci piace e ce lo teniamo. Forse si allontana dal modello classico del
capo, in compenso è un buon amico, una persona con cui puoi sempre
parlare e che conosce a fondo il suo lavoro.
Il Servizio dalla sua venuta è diventato funzionale, efficiente e credo
che tutti siano contenti di lavorare assieme ad uno che, pur non essendo
un generale, riesce farti lavorare, senza alzare la voce, in
buon’autonomia e al meglio delle proprie capacità. |
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Un articolo dell’ultimo numero del nostro giornale ha
fatto discutere particolarmente colleghi e pazienti, era intitolato:
“La decisione importante”. Narra la storia di una ragazza che ha
frequentato il Centro di salute mentale della sua città per alcuni anni
e poi ha incominciato a partecipare alla nostra attività riabilitativa
redazionale, integrandosi bene e lavorando con impegno e puntualità.
Scrive che nonostante abbia partecipato al primo CSM a varie attività
quali ginnastica, disegno e ceramica non è riuscita a superare la
timidezza ed il suo isolamento. Così decise di cambiare Centro e
frequentare il nostro. Esprime le sue speranze di miglioramento,
incoraggiata dai risultati ottenuti e manifesta la sua gratitudine
mettendo in risalto come si è trovata bene presso di noi, tanto da far
sembrare |
che noi
siamo i buoni e loro i cattivi. Il nostro bravo disegnatore intuisce
questa valutazione, peraltro mai chiaramente scritta, e con una vignetta
molto pregnante ed incisiva lo amplifica.
D’accordo, noi della redazione abbiamo commesso degli errori.
In primo luogo, assolutamente non pensiamo di essere “i migliori”,
anzi come si vede sbagliamo e sinceramente mi dispiace che possa anche
solo sembrare che teniamo ad essere i primi della classe; cerchiamo
semplicemente di lavorare al meglio delle nostre capacità e soprattutto
in assoluta buona fede. E poi, a mio avviso non c’è in assoluto un
Centro di Salute Mentale buono o cattivo;
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in esso lavorano tanti operatori, autonomi nella
professionalità e coordinati negli intenti, e il loro operato può
essere più o meno felice, fortunato, efficace ed efficiente, ma
sicuramente è finalizzato al bene del paziente.
Personalmente stimo e rispetto molto il lavoro dei miei colleghi ai
quali vanno le scuse ufficiali, per aver offuscato involontariamente il
loro operato. Tutti noi lavoriamo in un campo difficile, quello della
salute mentale, e sbagliare è umano. A mio avviso è proprio
dall’errore che impariamo a migliorare.
Certo che se alle nostre riunioni di redazione del giovedì pomeriggio
potessero partecipare anche i colleghi degli altri Centri di Salute
Mentale, ai quali rinnovo il mio invito, potremmo notevolmente
arricchirci e crescere nell’esperienza del nostro lavoro. |