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Le confessioni e le
paure di una madre per
la malattia della figlia
So bene che nella vita “gli esami non finiscono mai” e
sono sempre stata una persona piena di forza nell’affrontare le
avversità della vita, specialmente quelle sostenute nella famiglia da
me creata in semplicità e con ideali cristiani. Ho superato ogni
scoglio, ma un dolore così grande non credevo possibile che potesse
arrivare, soprattutto nel momento in cui credevo d’aver trovato
finalmente un po’ di pace.
Tutto è iniziato sette anni fa quando mia figlia Enrica all’età di
18 anni dava segni di uno <<strano>> malessere: depressione,
anoressia…ma chi n’aveva mai sentito parlare prima? Si sono aperte
per me le porte di un mondo sconosciuto e mi sono rimboccata subito le
maniche per dare l’aiuto necessario, per capire bene la diagnosi e
cosa turbasse la sua vita.
Ero convinta che Enrica stesse attraversando una normale crisi
esistenziale, anche se mi risultava difficile comprendere il perché
dell’anoressia: lei era bellissima e non aveva certo bisogno
d’imitare certe donne magre viste in giro o in TV.
Da qui è incominciato il nostro calvario, speravo in una pronta
guarigione, ma col tempo venivano fuori nuove patologie, un passaggio
continuo da medico a medico, da terapia a terapia, da ospedale a
ospedale.
Non potrei davvero scrivere per filo e per segno tutto il percorso di
questi anni. Vedere una figlia soffrire, incapace di capire lei stessa
la sua mente, è stato orribile.
Alla base dei suoi disturbi c’è la voglia costante di morire e porre
fine alle sue sofferenze, da qui si spiega l’anoressia usata per
questo scopo. |
Questa è per me la sola cosa comprensibile con
facilità, per il resto è un continuo evolversi di nuovi sintomi come:
voci che le parlano, visioni che la spaventano. Da dove provengono? Come
fare per farli sparire? Fino a che punto lei comanda le sue azioni?
Quante domande… e i medici hanno difficoltà a fare una diagnosi
precisa. Nel frattempo vedo mia figlia consumarsi. Non posso però
dimenticare di essere anche una moglie e una madre di altri tre figli da
seguire, ma da sette anni non sono altro che una donna disperata.
Vorrei tanto dare sostegno e coraggio a chi si trova nelle mie stesse
condizioni, invece mi ritrovo a chiedere aiuto per me, soprattutto da
quando ho dovuto accettare l’idea che mia figlia non potrà mai
guarire totalmente. |
Non so come sarà il suo futuro, ma almeno adesso si
è integrata al CSM Torre del Greco e sta coltivando nuovi interessi.
Non nascondo il mio iniziale scetticismo verso il Centro del mio paese,
mi chiedevo cosa potessi trovare di diverso qui, invece abbiamo
incontrato in esso tanta disponibilità, professionalità e voglia di
capire il più possibile sul suo caso.
Tutte le cose belle che accadono intorno a me mi rincuorano solo a metà,
godendo la vita solo in parte, perché, questa spina che ho nel cuore e
la paura di perdere la mia bambina mi debilitano lo spirito. Ho tanta
fede in Dio e questo da un senso alle mie sofferenze, ma per la grande
stanchezza mentale e fisica in cui sono caduta Lo invoco dicendo:
“Signore, se puoi, allontana da me questo calice amaro!” |