Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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 IL TERRITORIO
     I PRODOTTI TIPICI DELLA 
     PENISOLA  SORRENTINA
   di Maria Ercolano

L'utilizzazione agraria delle terre della Penisola Sorrentina, in un mare di vigneti, d'uliveti ed agrumeti, conferisce al paesaggio quel particolare colore offerto proprio dai limoni e dalle arance, dando luogo ad un affascinante contrappunto verde - argenteo degli olivi. Questa terra dà vita anche ad una delle tradizioni più importanti: un'antica ricetta dalla quale si ricava un liquore in alcool purissimo chiamato Limoncello, per la cui realizzazione sono impiegati limoni coltivati in questa zona. Un'altra ricetta tramandata da secoli è quella del Nocino, rosolio preparato con le noci di Sorrento da gustare alla fine di un buon pasto.
L'acqua salutare, il clima mite, la vegetazione rigogliosa e ottimale per l'allevamento dei bovini, hanno reso rinomata la zona per la produzione di prodotti caseari tra cui il più importante è sicuramente la treccia


(formaggio fresco a pasta filata lavorato a forma di treccia) e il caciocavallo (formaggio di media stagionatura a forma di pera allungata con una piccola testa).
Il caciocavallo deriva il suo nome dal fatto che i formaggi sono stagionati a coppie, ossia a modo di cavallo (cacio e cavallo); sono pure squisite le mozzarelline ripiene di basilico, d'olive o di pomodori e rughetta. Altro prodotto tipico della Penisola Sorrentina è l'olio: un prodotto unico, la cui tipicità è riconosciuta dalla Comunità Europea con il prestigioso marchio DOP. Le sue caratteristiche organolettiche sono: il sapore e l'odore fruttato, il colore giallo e l'acidità massima del 0,80 %. Numerosi anche

i vini locali, prodotti da piccole aziende della zona.
Non bisogna infine dimenticare la tradizione secolare dell'arte dell'intarsio sul legno. Sin dalla prima meta dell'800, valenti artigiani sorrentini erano stati i primi a divulgare tale tecnica che si estese in tutto il territorio napoletano.Essa consiste nell'assemblare assieme dei piccoli pezzi di legno, tagliati e sagomati a seconda del disegno che si vuole riprodurre. Per ottenere le sfumature di colore erano impiegati tutti i tipi di legno possibili (il noce, l'agrifoglio, il tuja, l'arancio, etc.), mentre l'ossatura del mobile era d’ulivo, noce o castagno. In seguito, la tradizionale tecnica della tarsia sorrentina, fu sostituita dal metodo della "ricacciatura " ovvero l'uso dell'inchiostro di china per sottolineare il disegno, tipico della tarsia francese.

L’ARTIGIANATO DI SORRENTO
di  Davidino

A Sorrento permane un’antica attività artigiana fatta di pazienza, di passione e di creatività. Stiamo parlando della lavorazione dell’intarsio o della tarsia. Essa consiste nell’inserire in una superficie lignea piccoli pezzi di legno di vario  colore o di  madreperla, tartaruga o altro, allo  scopo di ottenere particolari effetti decorativi.
Il primo ad introdurla a Sorrento, fu lo stipettaio Antonio D’Amora che ai primi dell’800 pensò di insegnare ai suoi concittadini tale arte appresa nel restaurare i mobili di Palazzo Reale a Napoli. Così, cominciarono a nascere numerose botteghe artigiane d’intarsiatori  in cui venivano  prodotte scatole, cornici, chincaglierie fatte in legno di limone, arancio o ulivo. La decorazione, all’inizio, si ispirò  a quella delle opere rinvenute negli Scavi di Pompei, più  tardi a scene di vita locale nonché agli sgargianti e pittoreschi costumi del Dura.

Nel 1877 grazie ad un esperto artigiano, Francesco Grandi, fu istituita  la Scuola d’Arte per la tarsia e l’ebanisteria che ha forgiato intere generazioni d’artigiani preparati e qualificati. L’arte della tarsia subì un enorme influsso da parte d’artigiani stranieri presenti a Sorrento. Attualmente, tale tipo di lavorazione è in fase di declino, ma nonostante

tutto, per alcune strade del centro  storico si ammirano ancora molte botteghe d’artigiani dell’intarsio con le loro produzioni fatte di scatole tavolini, vassoi, mobili, quadri, quasi tutti con decorazioni a soggetto floreale. Da ammirare, in particolare, i tipici mandolini con il carillon comprendente celebri motivi locali.Tutto ciò  mette in  luce il grande lavoro di pazienza e di minuzia di uno o più artigiani che, grazie all’uso di vari tipi di legno di colore diverso l’uno dall’altro, riescono a creare sorprendenti giochi di chiaroscuro evidenziati da sapienti tratti d’inchiostro di china.
Gli intagliatori odierni, ovvero quelli provenienti dalla Scuola d’Arte Sorrentina, sono alla continua ricerca di nuovi stili decorativi che rendano la loro produzione sempre più  rinnovata e, dunque, appetibile alla clientela.