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IL
TERRITORIO
I PRODOTTI TIPICI DELLA
PENISOLA SORRENTINA
di Maria
Ercolano
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L'utilizzazione
agraria delle terre della Penisola Sorrentina, in un mare di vigneti,
d'uliveti ed agrumeti, conferisce al paesaggio quel particolare colore
offerto proprio dai limoni e dalle arance, dando luogo ad un
affascinante contrappunto verde - argenteo degli olivi. Questa terra dà
vita anche ad una delle tradizioni più importanti: un'antica ricetta
dalla quale si ricava un liquore in alcool purissimo chiamato Limoncello,
per la cui realizzazione sono impiegati limoni coltivati in questa zona.
Un'altra ricetta tramandata da secoli è quella del Nocino, rosolio
preparato con le noci di Sorrento da gustare alla fine di un buon pasto.
L'acqua salutare, il clima mite, la vegetazione rigogliosa e ottimale
per l'allevamento dei bovini, hanno reso rinomata la zona per la
produzione di prodotti caseari tra cui il più importante è sicuramente
la treccia |

(formaggio fresco a pasta filata lavorato a forma di treccia)
e il caciocavallo (formaggio di media stagionatura a forma di pera
allungata con una piccola testa).
Il caciocavallo deriva il suo nome dal fatto che i formaggi sono
stagionati a coppie, ossia a modo di cavallo (cacio e cavallo); sono
pure squisite le mozzarelline ripiene di basilico, d'olive o di pomodori
e rughetta. Altro prodotto tipico della Penisola Sorrentina è l'olio:
un prodotto unico, la cui tipicità è riconosciuta dalla Comunità
Europea con il prestigioso marchio DOP. Le sue caratteristiche
organolettiche sono: il sapore e l'odore fruttato, il colore giallo e
l'acidità massima del 0,80 %. Numerosi anche
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i vini locali, prodotti da piccole aziende della
zona.
Non bisogna infine dimenticare la tradizione secolare dell'arte
dell'intarsio sul legno. Sin dalla prima meta dell'800, valenti
artigiani sorrentini erano stati i primi a divulgare tale tecnica che si
estese in tutto il territorio napoletano.Essa consiste nell'assemblare
assieme dei piccoli pezzi di legno, tagliati e sagomati a seconda del
disegno che si vuole riprodurre. Per ottenere le sfumature di colore
erano impiegati tutti i tipi di legno possibili (il noce, l'agrifoglio,
il tuja, l'arancio, etc.), mentre l'ossatura del mobile era d’ulivo,
noce o castagno. In seguito, la tradizionale tecnica della tarsia
sorrentina, fu sostituita dal metodo della "ricacciatura "
ovvero l'uso dell'inchiostro di china per sottolineare il disegno,
tipico della tarsia francese. |
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A
Sorrento permane un’antica attività artigiana fatta di pazienza, di
passione e di creatività. Stiamo parlando della lavorazione
dell’intarsio o della tarsia. Essa consiste nell’inserire in
una superficie lignea piccoli pezzi di legno di vario colore o di
madreperla, tartaruga o altro, allo scopo di ottenere
particolari effetti decorativi.
Il primo ad introdurla a Sorrento, fu lo stipettaio Antonio D’Amora
che ai primi dell’800 pensò di insegnare ai suoi concittadini tale
arte appresa nel restaurare i mobili di Palazzo Reale a Napoli. Così,
cominciarono a nascere numerose botteghe artigiane d’intarsiatori
in cui venivano prodotte scatole, cornici, chincaglierie
fatte in legno di limone, arancio o ulivo. La decorazione, all’inizio,
si ispirò a quella delle opere rinvenute negli Scavi di Pompei,
più tardi a scene di vita locale nonché agli sgargianti e
pittoreschi costumi del Dura. |
Nel 1877 grazie ad un esperto artigiano, Francesco
Grandi, fu istituita la Scuola d’Arte per la tarsia e
l’ebanisteria che ha forgiato intere generazioni d’artigiani
preparati e qualificati. L’arte della tarsia subì un enorme influsso
da parte d’artigiani stranieri presenti a Sorrento. Attualmente, tale
tipo di lavorazione è in fase di declino, ma nonostante |
tutto, per alcune strade del centro storico si
ammirano ancora molte botteghe d’artigiani dell’intarsio con le loro
produzioni fatte di scatole tavolini, vassoi, mobili, quadri, quasi
tutti con decorazioni a soggetto floreale. Da ammirare, in particolare,
i tipici mandolini con il carillon comprendente celebri motivi
locali.Tutto ciò mette in luce il grande lavoro di pazienza
e di minuzia di uno o più artigiani che, grazie all’uso di vari tipi
di legno di colore diverso l’uno dall’altro, riescono a creare
sorprendenti giochi di chiaroscuro evidenziati da sapienti tratti
d’inchiostro di china.
Gli intagliatori odierni, ovvero quelli provenienti dalla
Scuola d’Arte Sorrentina, sono alla continua ricerca di nuovi stili
decorativi che rendano la loro produzione sempre più rinnovata e,
dunque, appetibile alla clientela. |