Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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Il Venerdì Santo a Sorrento:
di Giuseppe Alfaro

Gli incappucciati bianchi e neri.
Fede e religiosità popolare

A Sorrento sono due le manifestazioni che si svolgono il Venerdì Santo. Una si svolge nel cuore della notte tra il Giovedì ed il Venerdì, l'altra la sera del "Sacro di' funereo".  La prima è organizzata dalla Venerabile Arciconfraternita di Santa Monica con sede nella antichissima e preziosissima Chiesa della Santissima Annunziata, essa è tradizionalmente definita "La Processione Bianca", per il colore delle vesti che indossano i partecipanti i quali sfilano nascondendo il proprio sembiante sotto il tradizionale cappuccio. Questo corteo secondo la credenza popolare tende a rappresentare l'uscita della Madonna alla ricerca del Figlio catturato e condannato a morte. L'inizio nel cuore della notte, la visita ai "Sepolcri", il ritorno in chiesa ai primi bagliori del nuovo giorno, sembrano avvalorare questa ingenua rappresentazione popolare.
La stessa celebrazione della Processione del Cristo Morto, organizzata dalla Confraternita della Morte la sera del Venerdì Santo, sembra dare maggiore sostanza a questa credenza; infatti, essa rappresenterebbe il ritrovamento di Maria del Figlio morto in croce. I partecipanti in questo caso indossano saio e cappuccio neri e, a precedere la statua della Madonna Addolorata, è portato a spalla il bellissimo Simulacro del Cristo Morto di scultore ignoto.

Solo probabilmente verso il 1700, sotto la dominazione del vicereame Spagnolo e per influsso dei padri Gesuiti, allora assai numerosi nel Regno di Napoli, si iniziò ad organizzare le processioni nel modo in cui si vedono oggi. Si arricchirono le sfilate con corpi illuminanti, quali fiaccole o lampioni, con i simboli delle Confraternite, stendardo e pannetto, e si inserirono i famosi "Misteri" o "Martiri", cioè i simboli delle offese materiali subite da Cristo nella Sua ascesa al Golgota. Poi è la volta dei circa duecento cantori del Miserere che in un'atmosfera di commozione unica fanno riecheggiare le parole del salmista Davide. Esso rappresenta il popolo nella sua

contrizione che invoca la clemenza Divina per il crimine commesso nei confronti del Suo Unigenito Figlio.
La partecipazione alle processioni è motivo di orgoglio per i numerosissimi sorrentini, in particolar modo giovani, che le attendono per mesi tramandandosi questa tradizione di padre in figlio. A dare un ulteriore tono di mestizia ai cortei sono le note delle marce funebri suonate in testa alle processioni da competenti bande musicali. Come si può evincere da quanto detto le Processioni del Venerdì Santo sono tutt'altro che mere manifestazioni folcloristiche ma rappresentano la testimonianza dell'attaccamento alle radici religiose dei sorrentini.