Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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ARTE E CULTURA
Io mi ricordo… sì mi ricordo

In omaggio del beato architetto Antonio Gaudì

di Gianfranco Oliviero

Sono stato a Barcellona nell’agosto del 1984. Prima di partire, io e Maddy, Peppe e Santina, avevo fotocopiato alla Facoltà di Architettura, di cui ero ancora studente, il libro di Pane, storico dell’Architettura, su Antonio Gaudì.
Arrivati a Barcellona con la mia Citroen, dopo due giorni di viaggio essendo partiti da Napoli, trovammo alloggio presso un alberghetto vicino al porto.
Sostammo a Barcellona per due o tre giorni e, forte delle mie conoscenze di Gaudì, ci addentrammo dalle Ramblas, le strade che portano dal porto alla città nuova, costruita secondo il

Piano Cerdà alla fine dell’800, verso le maggiori opere di Gaudì.Il grande artista oltre alle case (Casa Milà, Casa Battlò) aveva costruito dall’inizio del novecento il parco Guell, per il conte Eusebio Guell, suo protettore, e la famosissima Sagrada Familia. A me il parco Guell fece una grande impressione. Le colonne che sostengono un’ampia area del parco sono oblique e i materiali di risulta usati per la costruzione dei sedili e dei muretti sono usati con tanta maestria da divenire nobili.
Ancora più stupefacente è la Sagrada Familia, con quelle uniche quattro torri costruite delle 16 finali

che l’architetto Gaudì aveva intenzione di edificare a dimostrazione dei quattro apostoli e dei dodici discepoli di Gesù Cristo. Noi quattro entrammo in quello che fu lo studio, la sala da pranzo e il dormitorio del grande architetto, studio devastato nel 1936 durante la guerra civile spagnola.

Il beato Gaudì viveva con gli operai e pianificava la costruzione delle torri della Sagrada Familia, inventandosi saldature statiche particolari dei materiali che utilizzava.
Per la biografia Gaudì fece vita da asceta e morì nel 1926 mentre andava a pregare, prima di recarsi al cantiere di quella che è stata una delle più grandi “Fabbriche Architettoniche” della storia, al convento di San Filippo Neri.
In un mio recente intervento al Centro di Salute Mentale di Torre del Greco domandai a Luciano Scateni, giornalista Rai, se la stessa avesse intenzione di mandare un programma per sottolineare la vita da santo fatta dall’architetto poiché il cardinale di Barcellona pochi anni or sono ha iniziato e mandato a Roma l’incartamento per la canonizzazione dell’architetto.
Il giornalista rispose che forse se ne interessava la sede di Roma della Rai e non Napoli. Ma in quella domanda era contenuto anche l’inciso che Napoli è una città spagnola e che quindi doveva essere questa ad interessarsi di Gaudì, come fece lo storico Pane a suo tempo, quando era professore di Storia dell’Architettura in facoltà.
Come artista Gaudì sarebbe il secondo beato dopo il Beato Angelico, pittore dell’Umanesimo.
A questo punto i ricordi sbiadiscono. Dopo la paella, io Maddy, Peppe e Santina continuammo il viaggio verso Marbella e l’Atlantico, lasciandoci dietro le immagini cinematografiche di tutta l’opera del Gaudì a Barcellona.


 “La Sagrada Famiglia, l’opera incompiuta di Gaudì; a lato, particolare delle guglie campanarie”