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Sono stato a Barcellona nell’agosto del 1984. Prima
di partire, io e Maddy, Peppe e Santina, avevo fotocopiato alla
Facoltà di Architettura, di cui ero ancora studente, il libro di
Pane, storico dell’Architettura, su Antonio Gaudì.
Arrivati a Barcellona con la mia Citroen, dopo due giorni di
viaggio essendo partiti da Napoli, trovammo alloggio presso un
alberghetto vicino al porto.
Sostammo a Barcellona per due o tre giorni e, forte delle mie
conoscenze di Gaudì, ci addentrammo dalle Ramblas, le strade che
portano dal porto alla città nuova, costruita secondo il |
Piano Cerdà alla fine dell’800, verso le
maggiori opere di Gaudì.Il grande artista oltre alle case (Casa Milà,
Casa Battlò) aveva costruito dall’inizio del novecento il parco
Guell, per il conte Eusebio Guell, suo protettore, e la famosissima
Sagrada Familia. A me il parco Guell fece una grande impressione. Le
colonne che sostengono un’ampia area del parco sono oblique e i
materiali di risulta usati per la costruzione dei sedili e dei
muretti sono usati con tanta maestria da divenire nobili.
Ancora più stupefacente è la Sagrada Familia, con quelle uniche
quattro torri costruite delle 16 finali |
che l’architetto Gaudì aveva intenzione di
edificare a dimostrazione dei quattro apostoli e dei dodici
discepoli di Gesù Cristo. Noi quattro entrammo in quello che fu lo
studio, la sala da pranzo e il dormitorio del grande architetto,
studio devastato nel 1936 durante la guerra civile spagnola.
Il beato Gaudì viveva con gli operai e pianificava la costruzione
delle torri della Sagrada Familia, inventandosi saldature statiche
particolari dei materiali che utilizzava.
Per la biografia Gaudì fece vita da asceta e morì nel 1926 mentre
andava a pregare, prima di recarsi al cantiere di quella che è
stata una delle più grandi “Fabbriche Architettoniche” della
storia, al convento di San Filippo Neri.
In un mio recente intervento al Centro di Salute Mentale di Torre
del Greco domandai a Luciano Scateni, giornalista Rai, se la stessa
avesse intenzione di mandare un programma per sottolineare la vita
da santo fatta dall’architetto poiché il cardinale di Barcellona
pochi anni or sono ha iniziato e mandato a Roma l’incartamento per
la canonizzazione dell’architetto.
Il giornalista rispose che forse se ne interessava la sede di
Roma della Rai e non Napoli. Ma in quella domanda era contenuto
anche l’inciso che Napoli è una città spagnola e che quindi
doveva essere questa ad interessarsi di Gaudì, come fece lo storico
Pane a suo tempo, quando era professore di Storia
dell’Architettura in facoltà.
Come artista Gaudì sarebbe il secondo beato dopo il Beato Angelico,
pittore dell’Umanesimo.
A questo punto i ricordi sbiadiscono. Dopo la paella, io Maddy,
Peppe e Santina continuammo il viaggio verso Marbella e
l’Atlantico, lasciandoci dietro le immagini cinematografiche di
tutta l’opera del Gaudì a Barcellona. |