Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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TEMPORANEI ACCESSI DI RAGIONE
      IL GOLFO INQUINATO
di Vincenzo Riccio

Il golfo di Napoli, come sappiamo è da tempo in stato di degrado, di abbandono ed ha un forte inquinamento delle acque.
Una delle principali cause è il Sarno, il fiume più inquinato d’Italia, infatti, esso immette nel mare tutti i rifiuti delle concerie della zona.
Oltre a questo fiume i subacquei della Lega Pesca hanno portato alla luce tonnellate di rifiuti dal fondo del mare: copertoni, bottiglie di plastica, di vetro, motorini, pezzi d’auto, bombole del gas, fusti per l’olio, ecc…
Questo degrado, in fondo al mare, ha recato danno alla flora e principalmente alla fauna. Infatti, alcuni pescatori si lamentano della scarsa pesca e i pesci che sono presi sono in maggior parte piccoli, perché non riescono a crescere, morendo prima per avvelenamento.
Ambientalisti e pescatori si sono uniti a centinaia di subacquei e si sono immersi per riportare in superficie i rifiuti più ingombranti e inquinanti. I pescherecci sono usciti dal porto per farvi ritorno con un bel carico di rifiuti.
Il degrado e il decadimento dei porti marittimi trasformano quest’ultimi nell’ennesima occasione per

speculazioni a molti zeri, ai danni  delle casse dello Stato, con una vera e propria aggressione al nostro patrimonio naturale.
Nascono porti e porticcioli ovunque sulla costa, in barba ai divieti, dando  una brutta visione ambientale e culturale.Ci sono specifici progetti che potrebbero migliorare l’esigenze portuali, ma purtroppo si perdono nei meandri delle autorizzazioni e quei pochi che passano l’iter burocratico diventano cantieri eternamente aperti. Inoltre, i porti sono danneggiati anche dall’abusivismo del cemento; solo in Campania, nel 2001, sono stati accertati circa 416 infrazioni per

costruzioni abusive, dati questi mostrati da “Mare Monstrum 2001”, dossier di Legambiente.
I Gestori degli arenili fanno il possibile, per tenere puliti i lidi e le acque. C’è chi pulisce la spiaggia con i trattori anche due volte al giorno, mescolando l’arenile e   togliendo le alghe dalle acque con le reti, ma nonostante ciò l’inciviltà di alcuni bagnanti è tale da contribuire notevolmente al degrado ambientale.
Mi auguro che questi possano innamorarsi della nostra splendida costa e cambiare così i loro comportamenti nocivi, rispettando la natura, come in tutti i paesi civili.

Lungomare torrese di Sabatino Falanga
Litoranea e Vesuvio: una miniera mal sfruttata

Nei primi anni ’70 fino agli anni ’80, il nostro lungomare era meta ambita del turismo locale, partenopeo ed anche di quello del Italia settentrionale, per non parlare dell’affluenza di tedeschi ed americani, infatti, sul lungomare sorgevano hotel come l’Holyday e lo Scobel strutture con più di 100 camere cadauno e si affittavano circa 200 appartamenti per i mesi estivi.
Dopo il terremoto del 1980 gli alberghi furono dati in alloggio ai terremotati, che ci sono rimasti per alcuni anni e molto più del previsto. Alla fine della vicenda, invece di riadattare gli alberghi come erano prima ne hanno fatto appartamenti venduti e dati in affitto.
Il nostro amato litorale ha dei seri problemi ecologici quali: l’inquinamento dell’acqua, dei fondali e dell’arenile, con riduzione dello stesso di almeno due terzi.
 Per farlo risorgere ci vorrebbero degli interventi di una certa entità economica. Bisognerebbe partire dall’inquinamento, allargare gli arenili, la strada, costruire parcheggi agevoli, creare attrazioni, costruire e rimodernare strutture balneari al passo con i tempi.

 Dove ci si può trovare di tutto: piscine, vasche con idromassaggio, campi da tennis, e potremmo inoltre sfruttare la sabbia lavica per fornire un servizio curativo ed estetico.
L’amministrazione comunale dei lavori edili sul lungomare li ha eseguiti; ha fatto abbattere le baracche che si affacciavano sul mare e occupavano la passeggiata, ha pensato bene di pavimentarla ed adornarla con delle aiuole fiorite. Poco, ma se almeno fosse tenuto in buono stato.., invece in men che non  si dica le aiuole sono state

 distrutte, come il resto dello arredamento  urbano. Penso che sia stato un intervento in buona fede, ma debole e con poca convinzione per quello che potrebbe offrire il nostro lungomare. Impegnandosi per la valorizzazione dello stesso il comune potrebbe fornire ulteriori posti di lavoro per i giovani e favorire lo sviluppo del turismo.
A Rimini e a Riccione hanno trasformato del piombo in oro, noi dovremmo solo cercare di lucidarlo un po’ perché il nostro è già oro puro.