Anno III
Gennaio-marzo 2003 
n. 1-3

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L a  p o e s i a

Beato il papà  
di Suor Morgana

Beato il papà che chiama alla vita
E sa donare la vita per i figli.
Beato il papà per il quale i figli
Contano più degli hobby 
e  della partita.
Beato il papà
Che cresce insieme ai figli
E li aiuta a diventare
Se stessi.
Beato il papà
Che sa pregare
Con i figli
E confrontare la vita
Con il vangelo.
Beato il papà convinto che un sorriso
Vale più di un rimprovero,
uno scherzo più di una critica,
un abbraccio più di una predica.
Beato il papà che non teme
Di essere tenero ed affettuoso.
Beato il papà che sa capire
E perdonare gli sbagli dei figli
E riconoscere i propri.
Beato il papà che non sommerge
I figli di cose, ma li educa
Alla sobrietà e alla condivisione.
Beato il papà
Che non si ritiene perfetto
E sa ironizzare sui propri limiti.
Beato il papà che cammina con i figli
Verso orizzonti aperti all’uomo, 
al mondo, all’eternità.
Un giorno 
di Simona Giraud

Il cielo blu
la fantasia trasparente dei colori,
l’aria frizzante sul viso,
due occhi buoni.
Sono felice
dedico le mie poesie
a chi mi vuole amare,
i miei sogni
a chi li vuole realizzare,
dedico il mio aiuto
a chi ha bisogno di me,
ma dedico il mio amore
solo a te.
Quella rosa rossa
che stai annusando,
quella rosa rossa
che con le labbra
stai sfiorando,
quella rosa
che stai accarezzando,
quella rosa rossa
che stai portando via,
ha distrutto la vita
di una  margherita
che voleva essere colta da te.  
         

          

Amica mia 
di Mimmo Matrone

Da dove vieni amica mia?
Non piangere più,
sali con me nel cielo lassù,
sorella mia.
Belli i tuoi capelli, pieni di oro,
tu sei la compiuta degli amori.
Bello il tuo viso di sole,
tu sei come l’aurora,
tu sei per me come la stella mattutina,
tu per me sei la gioia,
mi fai sempre gioire.
Io quando sto vicino a te
sento la pace, la pace vera.
Eppure tu, perché non condividi
questa mia felicita?
Cercando solo di farti del male.
Tu lo sai ti amo come una sorella,
vorrei tanto farti entrare nei miei pensieri
per farti capire la gioia della vita.
Per certo so del tuo passato,
sei giovane,
butta tutto nel mare del dimenticatoio,
non serve a niente ricordare il male.
Tu sei nata ad agosto
e come dici sempre sei un leone.
Hai il viso del sole,
i tuoi occhi sono il mare
e i tuoi capelli sono raggi solari.
Per certo tu puoi gioire
se nei miei pensieri ti lasci andare.
Io ti porto con la tua barca a remi
ti conduco dove c’è l’amore,
l’amore vero di un fratello.
Vieni con me, non soffrire
nessuno mai ci sarà
che t’amerà così!
Lasciati aiutare e
tu un giorno mi ringrazierai.
Ti voglio tanto bene.

La signora Bice
Una nostalgica vecchina ancorata al suo passato
Ida Balzano

La signora Bice era una simpatica vecchietta, dagli occhi piccoli e infossati. Da quando era rimasta sola, dopo la morte del caro marito, non usciva più di casa e viveva una vita monotona.

Non ascoltava più la musica preferita, non leggeva i giornali ed anche possedendo una televisione non l’accendeva mai. Ma un giorno accadde che dovette uscire di casa, perché aveva finito tutte le provviste e i frigorifero era vuoto. Guardò nella credenza della cucina e non trovò nulla da mangiare, mancava perfino lo zucchero. Allora si vestì alla meglio, prese i soldi dal cassetto e uscì. Si recò prima dal fornaio, chiese dei biscotti e un pezzo di pane, tirò fuori i soldi dal borsellino e lo pagò. Ma accadde che il fornaio non volle accettarli perché non avevano più valore. La vecchietta pensò di cambiare fornaio perché pensava che fosse impazzito. Camminava nervosamente, quando fu attratta dalla vetrina di una pasticceria, perché quei dolci avevano dei prezzi strani: tre euro uno scatola di caramelle, sei quelle di cioccolatini. La signora Bice era proprio allarmata e disperata. Ma cosa era accaduto in quel paese, la gente tutta aveva perso il lume della ragione? Oppure era lei che essendo troppo vecchia non sapeva più contare il denaro?
Affranta si sedette su una panchina. In quel luogo giocavano allegramente dei fanciulli. Un ragazzino di circa

dodici anni sventolava una bandiera
blu con delle stelline dorate. Notò che erano dodici, subito chiamò quel   bandiera dove l’hai comprata?" Egli rispose:"signora non sa che questa bandiera rappresenta l’euro?" E dirimando "Che cosa è l’euro?" chiese la vecchietta. La risposta fu ovvia: "ma come lei non sa che l’euro è la nuova moneta e la lira non vale più". Bice piangendo chiese " Come faccio a fare la spesa? Io questo denaro non ce l’ho."
Il fanciullo, dopo averla confortata, tirò fuori le monete che aveva in tasca, mostrandole il loro valore e le propose di accompagnarla in banca. L’anziana donna esclamò: " No, si prenderanno tutti i miei soldi ed io rimarrò senza!" A questo punto il ragazzino si mise le mani sulla fronte, in segno di disperazione: la vecchia Bice non aveva capito, perché ormai sclerotica. Ma gli venne un’idea e la portò con sé alla posta per farle ritirare la sua pensione. La vegliarda fu finalmente contenta, ma non voleva gettar via la vecchia lira, perché rappresentava il suo passato. Ad esse erano legati tanti piacevoli ricordi della sua giovinezza.