Il Corallo dei nativi d'America  pag. 7

Presentazione

Dieci anni fa il nostro Istituto decise di realizzare un grande progetto nato da una mia idea: ricostruire un’ideale «geografia del corallo», riscoprendo i rapporti storici sia commerciali che umani, i collegamenti e le similitudini culturali tra la nostra tradizione mediterranea e quella di paesi e civiltà che hanno utilizzato il corallo negli ornamenti, nell’arte e negli oggetti legati al rito.
Un cammino significativo e articolato che ci ha portato dalla Mongolia all’India, all’Uzbekistan, allo Yemen, al Marocco e ci ha visto spettatori di storie intrecciate, di scambi e di consuetudini legate al corallo, da sempre e ovunque sospeso tra mito e magia. Abbiamo pensato che questo itinerario, come ultima tappa, dovesse infine seguire il percorso cronologico che la storia ha disegnato, varcare l’Oceano ed arrivare nei territori dei nativi americani di Nuovo Messico e Arizona.
La rotta corallina infatti, dopo i percorsi asiatici, punto verso il nuovo Occidente. Furono proprio i conquistadores spagnoli a portare nel XVII secolo, insieme a manufatti più o meno preziosi collegati al culto cattolico, anche i primi grani di corallo in forma di rosari. Le popolazioni Pueblo, Zuni, Hopi e Navajo incontrarono cosi il rosso corallo mediterraneo, che ricordava loro altri materiali usati da sempre nell’ornamentazione, come alcune conchiglie di colore cremisi e alcune pietre dure sanguigne. Nei tre secoli di convivenza con la cultura ispanica e mediterranea, i nativi apprezzarono sempre più il Corallium Rubrum che aggiunsero agli ornamenti in turchese, conchiglia e argento della loro tradizione, tanto che nella seconda meta dell’800 il mercato americano richiedeva all’Italia una gran quantità di prodotti in corallo. Ebbe inizio allora un intenso scambio tra alcuni produttori italiani e i trading posts del lontano West americano. II periodo genovese della lavorazione del corallo, tra il Seicento e l’Ottocento, vide migliaia di persone impegnate in questa attività; varrebbe la pena di fare una ricerca su questo tema, perché non se ne perda la memoria. Tra i più importanti italiani a commerciare con gli statunitensi fu il genovese Raffaele Costa, di cui rimane interessantissima corrispondenza, conservata oggi nell’archivio storico della ditta Liverino, che la acquisì insieme ai beni che gli eredi della fabbrica genovese misero in vendita negli anni ’60. Questa fortuita acquisizione può essere considerata come un passaggio di testimone dalla tradizione genovese della lavorazione e commercializzazione del corallo alla intraprendenza degli imprenditori di Torre del Greco.
Negli anni ’70 molte ditte torresi realizzarono importanti affari con Navajo e Zuni, incrementando la valorizzazione e l’utilizzo del corallo nel sud-ovest degli Stati Uniti e favorendo la reciproca conoscenza delle tradizioni culturali. Anche per questa sesta edizione come per le precedenti, esprimo la mia sincera riconoscenza a tutti coloro che ne hanno reso possibile la realizzazione, insieme all’auspicio che l’impegno del Nostro Istituto per la valorizzazione della cultura locale legata al corallo sia stimolo ad una maggiore e più adeguata attenzione da parte delle Pubbliche Amministrazioni per la difesa e la crescita di questo autentico tesoro della cultura mediterranea e potenziale grande fattore di sviluppo per il nostro territorio.

Antonino De Simone
Presidente della Banca di Credito Popolare