Presentazione
Dieci anni fa il nostro Istituto decise di realizzare un
grande progetto nato da una mia idea: ricostruire un’ideale «geografia del
corallo», riscoprendo i rapporti storici sia commerciali che umani, i
collegamenti e le similitudini culturali tra la nostra tradizione mediterranea e
quella di paesi e civiltà che hanno utilizzato il corallo negli ornamenti, nell’arte
e negli oggetti legati al rito.
Un cammino significativo e articolato che ci ha portato dalla
Mongolia all’India, all’Uzbekistan, allo Yemen, al Marocco e ci ha visto
spettatori di storie intrecciate, di scambi e di consuetudini legate al corallo,
da sempre e ovunque sospeso tra mito e magia. Abbiamo pensato che questo
itinerario, come ultima tappa, dovesse infine seguire il percorso cronologico
che la storia ha disegnato, varcare l’Oceano ed arrivare nei territori dei
nativi americani di Nuovo Messico e Arizona.
La rotta corallina infatti, dopo i percorsi asiatici, punto
verso il nuovo Occidente. Furono proprio i conquistadores spagnoli a portare nel
XVII secolo, insieme a manufatti più o meno preziosi collegati al culto
cattolico, anche i primi grani di corallo in forma di rosari. Le popolazioni
Pueblo, Zuni, Hopi e Navajo incontrarono cosi il rosso corallo mediterraneo, che
ricordava loro altri materiali usati da sempre nell’ornamentazione, come
alcune conchiglie di colore cremisi e alcune pietre dure sanguigne. Nei tre
secoli di convivenza con la cultura ispanica e mediterranea, i nativi
apprezzarono sempre più il Corallium Rubrum che aggiunsero agli ornamenti in
turchese, conchiglia e argento della loro tradizione, tanto che nella seconda
meta dell’800 il mercato americano richiedeva all’Italia una gran quantità
di prodotti in corallo. Ebbe inizio allora un intenso scambio tra alcuni produttori italiani e i trading posts del
lontano West americano. II periodo genovese della lavorazione del corallo, tra
il Seicento e l’Ottocento, vide migliaia di persone impegnate in questa
attività; varrebbe la pena di fare una ricerca su questo tema, perché non se
ne perda la memoria. Tra i più importanti italiani a commerciare con gli
statunitensi fu il genovese Raffaele Costa, di cui rimane interessantissima
corrispondenza, conservata oggi nell’archivio storico della ditta Liverino,
che la acquisì insieme ai beni che gli eredi della fabbrica genovese misero in
vendita negli anni ’60. Questa fortuita acquisizione può essere considerata come un
passaggio di testimone dalla tradizione genovese della lavorazione e
commercializzazione del corallo alla intraprendenza degli imprenditori di Torre
del Greco.
Negli anni ’70 molte ditte torresi realizzarono importanti affari con Navajo e
Zuni, incrementando la valorizzazione e l’utilizzo del corallo nel sud-ovest
degli Stati Uniti e favorendo la reciproca conoscenza delle tradizioni
culturali. Anche per questa sesta edizione come per le precedenti, esprimo la
mia sincera riconoscenza a tutti coloro che ne hanno reso possibile la
realizzazione, insieme all’auspicio che l’impegno del Nostro Istituto per la
valorizzazione della cultura locale legata al corallo sia stimolo ad una
maggiore e più adeguata attenzione da parte delle Pubbliche Amministrazioni per
la difesa e la crescita di questo autentico tesoro della cultura mediterranea e
potenziale grande fattore di sviluppo per il nostro territorio.
Antonino De Simone
Presidente della Banca di Credito Popolare