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Pacifico (Olivella, Abalone, Glycymeris, Spondyllus
e Conus) con i prodotti delle Grandi Pianure (pelli, ossidiana,
tessuti) e del Messico (rame e piume).
Come centro di traffici la cultura Hohokam produsse gioielli che fondevano
influenze di più civiltà e regioni. Pendenti e bracciali erano
realizzati con la bivalve Glycymeris, figurine di uccelli,
tartarughe, rane, lucertole erano ritagliate nel turchese. Tutte forme e
tecniche che rimarranno nei moderni ornamenti degli Indiani del sud-ovest.
Negli ultimi cinque secoli tre culture distinte si sono incontrate e
mescolate in questo grande territorio dall’immenso altopiano desertico
ma vitale: quella nativa, erede di tradizioni e di civiltà antiche
precolombiane; quella ispanica, giunta con i conquistadores
spagnoli dopo il XVI secolo; quella anglo-americana, subentrata dopo il
trattato del 1848 di Guadalupe Hidalgo con il Messico.
Nella cultura indigena si distinguono due grandi schematiche suddivisioni
etniche del sud-ovest: i Pueblo, il ceppo più antico discendente dagli
Anasazi e appartenenti a ceppi linguistici eterogenei Tanoan, Keresan e
Zuni non interrelati tra loro, e i due gruppi di origine Athapaskan,
Navajo e Apache, che sembrano essere migrati dal nord, o come alcuni
ipotizzano dal continente asiatico, intorno al XIII-XIV secolo.
Gli Hopi, di lingua Uto-Aztecan, che secondo alcune classificazioni
etnografiche sono identificati come Pueblo, si considerano una etnia
separata.
II continuo interscambio tra le etnie indiane ha prodotto nei
secoli cambiamenti radicali nell’attività di
sussistenza. Ne sono un esempio i Navajo che, originariamente raccoglitori
e cacciatori, attraverso l’interrelazione con i Pueblo sedentari
agricoltori, acquisirono conoscenze di agricoltura che li portarono ad una
scelta di vita semi nomade, coltivando mais, fagioli e zucca, allevando
ovini e praticando l’artigianato tessile con telai verticali, intessendo
canestri e da ultimo dedicandosi all’artigianato orafo.
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