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Interessante notare come i Navajo abbiano
mantenuto la loro tipica abitazione: I’hogan, rotondo o
esagonale, costruito di tronchi e fango con un’apertura centrale
come presa d’aria. Questa costruzione somiglia sorprendentemente
alle yurte, le tende circolari uzbeke, struttura che sembra
riconducibile alle loro origini asiatiche.
Altra singolare analogia con le popolazioni dell’Asia centrale di
culto buddista e la pratica dei disegni di sabbia, per i tibetani i
mandala. Per entrambe le culture si tratta di dipinti rituali,
eseguiti con sabbia e polveri colorate, associati a cerimonie che
mirano a ristabilire l’armonia e l’equilibrio individuale e
della comunità. Quando sono completate vengono distrutte in segno d’umiltà
dall’officiante.
Altra affinità e l’utilizzo da parte dei
Navajo e dei tibetani di corallo e turchese negli ornamenti in
argento che, se non può certo sostenere da solo l’ipotesi dell’origine
asiatica dei Navajo, e sicuramente un’altra coincidenza
estremamente suggestiva.
Quando agli inizi del XVI secolo i primi esploratori spagnoli
giunsero nei territori dell’attuale New Mexico, incontrarono la
popolazione indigena che viveva in villaggi di case basse dai tetti
a terrazza, costruite in terra e paglia intorno ad una piazza
centrale, o plaza. Quei luoghi ricordarono loro i villaggi
delle campagne spagnole ed iniziarono a chiamarli pueblo,
termine che divenne per estensione il nome generico degli abitanti
indigeni: pueblo indiano, perseverando nell’errore in cui
era incappato Colombo.
Ancora oggi 19 dei gruppi nativi americani, conservano il nome dato
loro dai missionari spagnoli seguito da «pueblo»: Santo
Domingo Pueblo, Santa Ildefonso Pueblo, Isleta Pueblo, etc. Oggi nei
territori del sud-ovest americano vive una grande concentrazione di
nativi americani più di 300.000 persone, tra cui circa 5000 Hopi,
stanziati in Arizona, 7000 Zuni, tra Arizona e New Mexico, i 19
gruppi Pueblo, distribuiti nell’area del bacino idrografico del
Rio Grande in New Mexico, e 130.000 Navajo, o Dine («gli
uomini» nella loro lingua Athapaskan) che costituiscono il gruppo
più numeroso e occupano in Arizona e New Mexico la riserva indiana
più vasta. Tutti i gruppi indiani contemporanei rappresentano solo
i tre quarti delle popolazioni native che vivevano in quella area al
tempo dell’iniziale conquista spagnola. |