|

Sinistra: Bracciale in argento e corallo. Zuni, Museum of Indian Artse
e Culture/Laboratory of Anthropology, New Mexico
Destra: Bracciale in argento e corallo. Leo Coriz designer, Santo
Domingo. Museum of Indian Arts e Culture/Laboratory
of Anthropology, New Mexico
Le medaglie in argento, bronzo, rame della tradizione
cristiana e moresca spagnola importate nel 1600, entrarono a far parte
della simbologia ornamentale indigena, mantenendo però delle connotazioni
animiste legate alle credenze locali preesistenti l’arrivo degli
outsider. Ne sono un esempio la croce di Lorena, a doppio braccio
orizzontale, e il melograno. La prima fu adottata dai Pueblo, Hopi e
Navajo perché riproduceva la forma della libellula, che nella loro
cultura indicava il periodo di maturazione del mais e la capacità della
pioggia primaverile di dare vita. I nativi vedevano la croce in primo
luogo come ornamento o la indossavano per pacificare lo zelo missionario
dei frati, continuando ad osservare, spesso in segreto, il credo praticato
per secoli.
Non sarebbe tuttavia corretto affermare che negli anni, nessuna croce fu
accettata dagli Indiani nel senso che gli spagnoli intendevano infatti,
dopo le conversioni, alcuni Pueblo indossarono monili con funzione di
rosari in corallo e metallo. II simbolo del melograno fu anch’esso
importato dagli spagnoli, ereditato a loro volta dalla tradizione
dei Mori andalusi, che lo consideravano uno dei doni di Allah e simbolo di
abbondanza e fertilità. Non a caso la capitale del Regno Andaluso fu
Granada, in spagnolo «melograno». Questa forma 0 ancora oggi molto
popolare tra Navajo e Zuni, nelle collane squash blossom abbinata
alla mezzaluna rovesciata (naja), altro simbolo islamico per
eccellenza, che i nativi americani videro forse per la prima volta nelle
briglie dei cavalli moreschi. Tutti questi elementi simbolici, insieme al
corallo, testimoniano l’influenza delle tradizioni spagnole e
mediterranee sulle culture autoctone durante la loro lunga coesistenza di
circa tre secoli. |