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Bolo tie in oro con mosaico di tessere in corallo, lapis e turchese.
Manifattura di Verma Nequatewa nipote ed erede dello stile di Charles
Loloma. Hopi. Collezione privata
gioielli. Nel 1927 acquistò il suo «trading post» nel
villaggio Zuni. Sostenne l’impiego di tecniche innovative, come il
lavoro a canale e il mosaico con corallo, tra gli artigiani zuni e
navajo residenti a Zuni, favorendo anche la collaborazione tra i due
gruppi.
Fu lui ad iniziare un’importazione diretta di corallo dall’Italia per
i nativi, senza passare per la mediazione del Frost. Durante la
depressione del 1930, Wallace cred una base economica per numerosi artisti
e acquisì un gran numero di lavori dei nativi, elevando le creazioni zuni
da un livello regionale a nazionale. In una lettera datata 27
febbraio1937, inviata da Wallace sempre alla ditta Costa di Genova, 0 la
conferma d’ordine di quattro collane in corallo per un valore
complessivo di 48 dollari, con la richiesta supplementare di poter avere
collane con grani «più grandi, quanto i più grossi delle collane
ordinate».
In altra corrispondenza datata 13 gennaio 1940, Wallace richiedeva i
prezzi di collane in corallo che sappiamo dalla risposta del Costa costare
14 dollari l’una, cifra in ogni caso ragguardevole per l’epoca. La sua
eredita contribuì indubbiamente ad elevare il numero degli artigiani ad
un migliaio (gioiellieri, ceramisti, intagliatori di feticci) su una
popolazione di 9000 residenti a Zuni.
II corallo divenne un bene importante per l’economia navajo e zuni.
Negli anni ’40 era mezzo di scambio con cavalli, mucche, pecore e
strumento per ottenere prestiti in pegno, al pari d’argento e altri
materiali preziosi, oltre ad essere tramandato in eredità. Chee Dodge, il
primo portavoce del Navajo Tribal Council, morto nel 1947, possedeva una
delle più lunghe e belle collane di vaghi di corallo rosso intenso. |