Il Corallo dei nativi d'America  pag. 28


Pendente in argento, turchese e corallo raffigurante un A-tchi-a la-to-pa, «il dio dalle ali a coltello». Helen Long designer, Navajo. Museum of Indian Arts e Culture/Laboratory of Anthropology, New Mexico

Tra i Pueblo, i Santo Domingo sono da sempre famosi lapidari e abili tornitori di turchesi e conchiglie, basta ricordare le heishi («conchiglia» in idioma Santo Domingo). Tradizionalmente il termine si riferiva alle collane in perle di conchiglia. Oggi indica piccoli dischi o cilindretti fatti a mano di vari materiali. Per fare le minuscole perle, tutti i materiali (conchiglie, pietre e corallo) devono essere ridotti in piccoli quadretti di vario spessore in cui viene creato un foro centrale. Sono poi infilati insieme, sagomati e levigati su una mola di pietra.
In questo processo dal 60 al 70 per cento del materiale viene perso. Le collane che ricordano la tipologia tradizionale pueblo, hanno conservato un pendente centrale in conchiglia o giaietto con intarsi di turchese e corallo. I gioielli zuni prodotti dalla prima metà del secolo scorso divennero sempre più elaborati utilizzando oltre al turchese e al corallo anche materiali compositi. Oggi la produzione orafa, che assicura un introito alla meta dell’intera popolazione zuni, pone l’enfasi sul turchese e il corallo, inserito in piccoli e sottili castoni (tecnica detta needlepoint) o in mosaici con madreperla, turchese, corallo e giaietto, estremamente elaborati e molto apprezzati dai collezionisti di tutto il mondo.
Molti sono oggi i Navajo che indossano gioielli prodotti da Zuni. Durante la Grande Depressione e nel dopoguerra, a causa delle ristrettezze economiche, alcuni materiali preziosi furono sostituiti con celluloide riciclata da batterie usate, microsolchi e oggetti d’uso quotidiano. Nacquero cosi i monili definiti «battery-backed jewelry» in cui la tradizionale tecnica a mosaico veniva mantenuta, utilizzando per le piccole tessere materiali riciclati o facilmente reperibili per i bassi costi.