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Pendente in argento, turchese e corallo raffigurante un A-tchi-a
la-to-pa, «il dio dalle ali a coltello». Helen Long designer, Navajo.
Museum of Indian Arts e Culture/Laboratory of
Anthropology, New Mexico
Tra i Pueblo, i Santo Domingo sono da sempre famosi
lapidari e abili tornitori di turchesi e conchiglie, basta ricordare le
heishi («conchiglia» in idioma Santo Domingo). Tradizionalmente il
termine si riferiva alle collane in perle di conchiglia. Oggi indica
piccoli dischi o cilindretti fatti a mano di vari materiali. Per fare le
minuscole perle, tutti i materiali (conchiglie, pietre e corallo) devono
essere ridotti in piccoli quadretti di vario spessore in cui viene creato
un foro centrale. Sono poi infilati insieme, sagomati e levigati su una
mola di pietra.
In questo processo dal 60 al 70 per cento del materiale viene perso. Le
collane che ricordano la tipologia tradizionale pueblo, hanno conservato
un pendente centrale in conchiglia o giaietto con intarsi di turchese e
corallo. I gioielli zuni prodotti dalla prima metà del secolo scorso
divennero sempre più elaborati utilizzando oltre al turchese e al corallo
anche materiali compositi. Oggi la produzione orafa, che assicura un
introito alla meta dell’intera popolazione zuni, pone l’enfasi sul
turchese e il corallo, inserito in piccoli e sottili castoni (tecnica
detta needlepoint) o in mosaici con madreperla, turchese, corallo e
giaietto, estremamente elaborati e molto apprezzati dai collezionisti di
tutto il mondo.
Molti sono oggi i Navajo che indossano gioielli prodotti da Zuni. Durante
la Grande Depressione e nel dopoguerra, a causa delle ristrettezze
economiche, alcuni materiali preziosi furono sostituiti con celluloide
riciclata da batterie usate, microsolchi e oggetti d’uso quotidiano.
Nacquero cosi i monili definiti «battery-backed jewelry» in cui la
tradizionale tecnica a mosaico veniva mantenuta, utilizzando per le
piccole tessere materiali riciclati o facilmente reperibili per i bassi
costi. |