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Non è facile parlare
del passato di Torre del Greco quando si fatica a raccontarne
1’attualità. Attualità fatta di problemi, guai, difficoltà,
criminalità. Non e facile perché la prima cosa a cui si pensa e
che attraverso il passato si voglia, in qualche modo, mascherare il
presente. Eppure non dovrebbe essere così: conoscere le nostre
origini, chi in questa città ci ha preceduto, può servire a capire
come si e arrivati alla Torre del terzo millennio. Era bello quando
da piccoli, sulle gambe di nostro nonno, restavamo con gli occhi
spalancati ad ascoltare storie che sembravano venire da un altro
mondo: cavalli al posto delle auto, immensi campi verdi dove ora
sorgono civili abitazioni, niente televisione, niente svaghi, pochi
soldi: era 1’Italia del dopoguerra, era Torre del Greco dopo il
secondo conflitto bellico. Peppe D’Urzo rappresenta per noi
torresi – troppo facili a dimenticare – quel nonno che ogni
volta ci racconta una storia presa da libri indelebili e al contempo
impa1pabili: i libri della memoria. Ma anche Peppe D’Urzo,
nonostante la sua proverbiale mole, un po’ stanco di tenerci ogni
settimana sulle gambe lo sarà. Anche per questo ha deciso di
raccogliere "il meglio" che c’e nei suoi racconti in
questi volumetti. Piccoli-grandi spaccati della nostra storia, utili
per metter su un’enciclopedia della Torre del Greco di diversi
decenni fa. L’occasione per i torresi è di trovarsi una serie di
libri unici nel loro genere. Ma soprattutto abbiamo l’opportunità
di dire grazie a chi con la bonarietà che l’ha sempre
contraddistinto ci tiene "sulle gambe" da anni e ci
racconta come era bella Torre del Greco negli anni che furono.
Grazie, "nonno" Peppe.
Aniello Sammarco
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