Padre Sasso    pag. 3 di 6

 Non sapevo 
rinunciare a lu
i

Ero una penitente di P. Michele Sasso. L’ho conosciuto nel 1987. Pur essendo di Torre non lo conoscevo e ne sapevo che esisteva quell’oratorio. Nell’aprile 87 andai li per caso (diciamo, ma niente e per caso) per- che dovevo prenotare da Rosario Quirino per andare a Medjugorie. Entrando, vidi questo sacerdote. 
Rimasi affascinata perché ebbi 1’impressione di aver di fronte S. Giovanni Bosco. Non trovando Quirino chiesi a lui le informazioni sul viaggio. Fu di una disponibilità e dolcezza da farmi meravigliare perché non mi conosceva. 
Parlando in seguito con tante persone di questo sacerdote che mi aveva colpito, mi risposero che era normale, perché quella bontà l’aveva per tutti.
Ed ebbi cosi conferma che non mi ero sbagliata. 
Da allora cominciai a frequentare 1’oratorio e assistevo a tutte le funzioni. Più conoscevo P. Michele più ne rimanevo estasiata per la sua spiritualità e il suo modo di celebrare la S. Messa. Poi cominciai a confessarmi da lui. Mi consigliava in tutto e mi colpiva il suo modo di darmi le risposte, prima alzava gli occhi al soffitto e poi mi rispondeva. E da allora capii il colloquio invisibile che c’era tra lui ed il Buon Dio e di conseguenza egli era un Santo Sacerdote Illuminato e ringraziai la Madonna e Gesù che 1’avevano messo sul mio cammino. Ogni cosa che gli chiedevo diceva sempre si, ma non solo a me, a tutti, perché voleva accontentarci in tutto. 
Avevo imparato i suoi orari. Appena avevo un problema subito andavo da lui, ormai lo consideravo un fratello a cui potevo confidare tutto e non mi poteva tradire. 
Dico e dirò sempre che a P. Michele volevo molto bene, più dei miei fratelli di sangue perché sapevo che qualsiasi cosa mi succedesse sapevo dove andare. La sua scomparsa ha lasciato un grandissimo vuoto dentro di me.

                                  Maria Rosa Esposito

             
                   Tra la gente, tra i suoi amici

Faceva bene il bene
Caro don Michele, si eri proprio un caro amico. L’amico dei giovani. Qualcuno nel guardarti, attorniato da tanti fanciulli e giovani, osa- va perfino dire «sembra Don Bosco»! Noi giovani abbiamo trovato 1’amico sempre pronto a dare consigli e ad aiutarci nei momenti difficili, anche se non mancavano le tirate d’orecchio. Ma servono tanto. Ricordo quando ci portavi con te, sempre allegro e gioioso. Si, eri fatto proprio per stare coi giovani. Ma non solo, tutti trovavano conforto da te. Eri il «folle» del Beato Vincenzo Romano! Quanto hai contribuito a divulgare la sua figura!... Ricordo il tempo che stila- vi la tesi, per il dottorato in teologia, eri cosi preso dalla sua vita che ti riuscì tutto così facile e il risultato fu ottimo.
Quante volte ci hai detto che il Beato era solito dire che bisognava «fare bene il bene». Lo facevi anche tu. Non possiamo dimenticare la tua devozione al S. Cuore. Ci tenevi cosi tanto che davi tutto te stesso per abbellire la tua casa. Noi giovani non ti dimenticheremo mai, perché eri un prete giovane e per i giovani. Ma tutti non ti dimenticheranno, soprattutto le persone della strada, hai fatto tanto per loro. Non eri capace mai di voltare le «spalle» a chi ricorreva a te per un aiuto. Sei grande perche hai fatto tanto in silenzio, con 1’aiuto di Gesù. Scusami se ho usato il «tu» ma eri un Caro Amico.
                                             Matteo Mennella