Padre Sasso     pag. 4 di 6

 

Il prete del sorriso

Il mio ricordo va lontano nel tempo, quando docente della Scuola Media «C. Battisti» ho conosciuto Padre Michele e 1’ho apprezzato per le sue eccezionali doti di educatore e di guida spirituale di tanti giovani che si raccoglievano numerosi attorno a lui, attratti, forse senza nemmeno rendersi conto dalla grande forza spirituale che emanava e da quel suo sorriso dolce e rassicurante. Non si poteva, infatti, trovare per Lui una definizione più appropriata che «Il Prete del Sorriso».
Ed e cosi che vogliamo ricordarlo: con quel suo sorriso dolce, aperto, proprio di chi si dona agli altri con la gioia del cuore, sapendo di fare la volontà del Signore. Severo con se stesso fino all’abnegazione, ma indulgente e sempre disponibile verso gli altri, aveva saputo nella sua vita concretizzare il messaggio evangelico, mettendosi al servizio degli altri senza alcuna distinzione di sorta, con amore, generosità e umiltà. Pur nel rammarico di non averlo più con noi, ci guidi la certezza del- la parola di Dio «Beati i poveri di spirito perché di essi e il regno di Dio».
                                            Lucia Peluso

Adesso e di Dio
Roma, 10 aprile 1991
Carissimi, carissimi amici. E solo da poche ore che ho appreso la dolorosa, imprevedibile notizia di Don Michele. Non so esprimervi ciò che ho provato. Ho preso tra le mani la busta e nel leggere il suo nome stampato l’ho preso per un felice messaggio. Ho pensato ad una sua pubblicazione. «Si e rifatto vivo, si e ricordato di me».
Ma quel momento di gioia e durato il tempo di entrare in casa. Ho subito strappato la busta ed ecco il titolo che, im- pietoso, mi ha detto tutto. Ero ancora incredula, ho aperto il libretto inequivocabile. Don Michele ci ha lasciati ed io non lo rivedrò mai. Proprio stamattina, sfogliando 1’album di famiglia, ho ritrovato la sua foto mentre alza 1’Ostia.
 
            Tesi  in Teologia Pastorale - 1987
Mi sono fermato a guardarlo ricordando e non sapevo nulla! Carissimi ho parlato di me, e voi? Voi di cui ho tanta stima. Una famiglia modello, una famiglia santa. Nella vostra casa ho visto solo lavoro, sacrifici, amore e rispetto. Una famiglia esemplare. Oggi il Signore ha voluto provare a fondo le vostre virtù. Ma anche facendovi provare il più crudele dei dolori. Egli vi darà la forza, vi sosterrà con il suo braccio. Egli e vicino a voi. Voi avete per- so una gemma preziosa, ma oggi egli e di Dio perché tutto ha dato in no- me di Lui e sarà Lui a consolarlo per tutte le fatiche, per tutte le rinunce per tutta la generosità che ha avuto in questa vita. Carissimi, mentre vi scrivo piango, piango per lui, piango per il vostro dolore e per me che non ho avuto modo di godere delle sue virtù.
                                    Immacolata Amirante
                               La maestra di don Michele

La gioia di chiamarlo
"don Bosco"

Tutte le volte che incontravo quest’uomo, ero consapevole di essere di fronte ad un Sant’uomo, la cui rettitudine metteva, a volte, quasi soggezione.
Un uomo che si mostrava schivo di lodi, di onori e di riconosci menti, quando celebrava la messa era come se fosse la prima messa, con lo sguardo sempre fisso in Dio. Chi dimentica la sua falcata travolgente lui cosi alto che preferiva circolare in auto molto piccola; esigente con se stesso e mansueto con gli altri, una disponibilità illimitata, una cultura che non conosceva confini, un amore sviscerato per i bimbi, tanto d meritare il nome di «Il Don Bosco di Torre del Greco».
Gli attributi si sprecano e non voglio cadere nella retorica. Pero viene spontanea un; riflessione: perché quest’uomo di grandi doti umanitarie, spirituali e culturali non veniva compreso? Perché non ha avuto lo spazio che conviene in questi casi, magari affidandogli una parrocchia alla sua altezza? Una risposta si può dare, perché essere folli e una prerogativa delle persone grandi e Don Michele lo era. Anzi vorrei aggiungere di più: Torre del Greco che è orgogliosa di venerare sugli altari oltre un Parroco Santo adesso sa di avere avuto un Santo sacerdote.

                                      Bruno Scarano

Sacerdote per
trasmettere amore

Padre Sasso lo abbiamo conosciuto in prima media e fin dalle prime lezioni ci ha dato fiducia, per il suo modo di comportarsi: era sempre gentile, buono e comprensivo con tutti. Dopo aver fatto lezione, don Michele ci raccontava, sempre con allegria, alcune avventure capitategli e nei suoi discorsi c’era voglia di vivere per noi; infatti, Lui aveva scelto di farsi sacerdote non solo per una vocazione spirituale, ma anche per trasmetterci amore e fiducia verso il prossimo.
Gli uomini in fondo non sono egoisti, diceva, e dall’animo si può trarre qualcosa di buono. Inoltre, ci diceva sempre che i beni materiali non sono necessari, perché, quando giunge la morte, i beni resta- no sulla terra, quindi, e necessario fare opere di bene e arricchire 1’anima come faceva Lui. La sua morte ci ha scossi profondamente lasciando un vuoto insanabile nei nostri cuori, pero, in fondo, ci ha consolato il pensiero che egli e tornato alla casa del Signore, che tanto amava.
Durante il periodo in cui e stato in ospedale abbiamo pregato tutte le sere affinché Lui non morisse, perché era una persona sempre pronta e disponibile a dare un consigli e un aiuto a chiunque glielo chiedesse.
In classe, da quando e venuto a mancare Padre Sasso, non c’è più allegria e durante 1’ora di religione il nostro pensiero corre spesso a Lui, alle parole e ai tanti insegnamenti che ci ha dato in questi anni trascorsi insieme. Crediamo che esistono poche persone brave, intelligenti e generose come Lui. Don Michele rimarrà sempre nei nostri cuori.

                                     La classe III F

         Anno scolastico ’90-’91 Scuola Media Cesare Battisti




                                       In seminario