Padre Sasso      pag. 5 di 9


                    Portava gioia e speranza a tutti - Pellegrinaggio a Lourdes da lui organizzato

Non capito

Chissà cosa si pagherebbe per avere un amico come 1’ho avuto io: don Michele Sasso lo era per davvero e in quell’amicizia «sintetizzava» i sentimenti verso un fratello, verso chi aveva bisogno di aiuto. Era un tutt’uno, don Michele che io conobbi nel 1972 quando «comincio» ad essere il mio insegnante di Religione alla media di Via Cesare Battisti Da allora una infinita di volte ci siamo incontrati, abbiamo discusso, abbiamo organizzato. 
E organizzavamo cose che partivano da lui, perché lui era la mente. Saremmo stati degli «acefali» se non ci fosse stato lui. Giocavamo a pallone il pomeriggio del sabato sui «tre campetti» di Torre del Greco e quando andavamo fuori dai ghangheri ci rimproverava, ci invitava a stare calmi, ci «arronzava» insegnandoci a giocare per il gusto di imparare a vivere insieme. Dalle prime visite al presepe suo di polistirolo, alla costituzione di gruppi giovanili, dalle iniziative prese insieme a Peppe Marotta, Peppe Medoro, Lello Ciliberti, Vincenzo Izzo, Antonio Cimmino, Franco Ascione, un autentico buon compleanno musicale... 
E stata una esperienza indimenticabile che ci ha cimentati. E poi i progetti che man mano prendevano corpo, nell’ordine, a San- ta Geltrude, allo Spirito Santo, alla Madonna del Principio, quindi all’Oratorio del Sacro Cuore ove ci sentivamo a nostro agio. Si accodarono poi, Nello, Felice, Marco e Carletto «Barbone»... 
I gruppi man mano erano costituiti e don Michele, che io il sabato pomeriggio seguivo finanche quando celebrava messa al «Fiorelli», era il nostro in- separabile capo. Il quale rimase letteralmente «shoccato» dalla scomparsa di Emilio Traina al quale dedicammo un successivo gruppo giovanile. Ero, credo, il suo discepolo prediletto e io con tutto 1’amore lo seguivo, ero costante con lui negli impegni, da lui apprendevo cose che mi porto dentro e che mi hanno «irrobustito» nell’affrontare la vita. 
Il lavoro mi ha portato lontano da lui ma ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti. Gli scrivevo e so che con piacere leggeva le mie lettere che gli inviavo dai porti più disparati. Sottolineare cosa fosse don Michele e impossibile, per tanta gente come per me. E stato, ripeto, un amico, un fratello, un padre. Nessuno potrà colmare il vuoto che egli ha lasciato in tanti di noi, e in tantissima gioventù torrese. E stato per migliaia di persone – anche per quelli che non lo hanno capito e combattuto – l’uomo della pace e della conversione.
                                                        Amerigo

 Un’amicizia non finita

Da molti anni, ormai, non godevo più della compagnia di Michele, ma non della sua amicizia che, nonostante la vita ci avesse portati lontano, restava profondamente sincera. Michele, si, perché amici di famiglia da quando eravamo entrambi molto giovani, mi era permesso rivolgermi affettuosamente a lui in questo modo, senza il reverenziale «don».
 Il mio non e un ricordo triste, di chi ha perduto qualcuno, perché forse io ORA 1’ho ritrovato: ora più spesso posso rivolgermi a lui, parlargli nel profondo del mio cuore ed e tanto dolce e confortante questo dialogo! I nostri molteplici impegni ci facevano ormai incontrare molto raramente e di sfuggita ma, anche in poche battute, si coglieva evidente lo spessore della nostra amicizia che era rimasta immutata nel tempo.
Era sempre quella di quando, negli anni dal ’72 al ’78, eravamo indaffaratissimi ad organizzare il catechismo nella Parrocchia dello Spirito Santo, le visite agli anziani del Ricovero della Provvidenza, agli ammalati, ai ragazzi dell’Istituto «Fiorelli» (casa di rieducazione).
A proposito di questi, ricordo che la mia famiglia aveva invitato Mi- chele una sera a cena, egli non accetto ma, ringraziando, disse che al suo posto avrebbe mandato dei ragazzi ospiti del «Fiorelli». E cosi fu; quella sera di Natale ed altre sere ancora la nostra fami- glia si allargo e, nella condivisione fraterna, sperimentammo più che mai, il precetto dell’amore. Grazie, Michele di ciò che sei stato e di ciò che continui ancora ad essere per me dal cielo!
                                             Chiara Galloro



         Oratorio del Sacro cuore da lui diretto