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Marzo 2006

IL RADIOTELEGRAFISTA 

Difficilmente avrei scritto della categoria dei radiotelegrafisti, meglio conosciuti come “marconisti”, dal nome dell’inventore della radio, se non ne avessi avuto specifica richiesta da più persone, a me molto amiche.
Quando si parla di se stessi, oppure del proprio lavoro, si è naturalmente inclini ad essere molto indulgenti, comprensivi, e, pertanto si casca facilmente nel banale o addirittura nell’agiografia.
La radio è stata inventata da Guglielmo  Marconi nel lontano 1895, ma soltanto il 12 dicembre del 1901 lo stesso Marconi annunciò al mondo intero il successo della prima trasmissione radiotelegrafica attraverso l’Atlantico.
I benefici apportati da questa invenzione nel campo delle scienze sono stati immensi e ancora oggi non siamo sicuri d’avere utilizzato completamente tutto il suo potenziale.
Il primo aspetto di questa invenzione, quello umano e sociale, era che nessuno, prima d’allora, era in grado di sapere che cosa succedesse a bordo di una nave dopo che questa aveva lasciato il porto, scomparendo oltre l’orizzonte. Oltre questo limite geografico naturale, non esisteva nessun sistema di comunicazione per sapere se tutto filava liscio a bordo o se l’equipaggio fosse in pericolo.
 Praticamente l’invenzione della radio ha risolto questo enorme problema, permettendo di trasmettere via etere qualsiasi messaggio, con l’utilizzo dello stesso codice Morse che il telegrafo trasmetteva attraverso i fili; quante vite umane sono state salvate dalla “Radio” da quel fatidico 12 dicembre 1901! Possiamo orgogliosamente affermare che questa data è stata importante per l’umanità quanto quella del 12 ottobre 1492, quando Cristoforo  Colombo scoprì l’America.
Già nel 1905 molte navi avevano adottato la radio per comunicare con le stazioni costiere; in Europa, gli inglesi, possessori di una grande flotta mercantile, furono i primi ad afferrare l’esatto valore di questa invenzione e immediatamente la utilizzarono sulle loro navi, superando in tal modo le incertezze della navigazione.
Gli inglesi furono i primi anche a gestire il servizio radio elettrico sulle navi di altre nazioni,  avendo acquistato il brevetto da Guglielmo Marconi favoriti dal fatto che la madre dello scienziato, la signora Anne Jameson, era di origine irlandese.
Risalgono al 1920 le prime leggi e i primi provvedimenti per disciplinare l’evoluzione delle telecomunicazioni; in Italia la prima società concessionaria per la gestione dei servizi radio elettrici di bordo fu la “Marconi Italiana”, nata nel 1927 (legge n. 1082 del 16/06/1927). Successivamente cambiò ragione sociale diventando “Società Italiana Radio Marittima” (SIRM).
Nel 1947, alla scadenza della concessione ventennale della SIRM, fu fondata, dagli armatori privati italiani, una seconda società: la “Compagnia Generale Telemar”, comunemente nota come Telemar, che affiancò la Sirm nella gestione dei servizi radioelettrici della nostra marina mercantile.
Descrivere in poche righe il lavoro del radiotelegrafista non è né semplice, né facile. Intanto bisogna prima spendere qualche parola sull’uomo: questo “lavoratore atipico”, diverso dal resto dell’equipaggio, è essenzialmente una persona molto sola, di una solitudine causata forse, dalla riservatezza del loro lavoro.
Il radiotelegrafista svolge un lavoro atipico, indipendente, ma molto delicato; è l’unico componente dell’equipaggio che “dipende” contemporaneamente da due ministeri: oltre al Ministero della Marina Mercantile (oggi Ministero dei Trasporti), egli deve dar conto del suo operato soprattutto al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni in quanto il Servizio Radio di bordo è un Servizio Postale. Infatti, il Brevetto Internazionale per l’abilitazione alla professione di radiotelegrafista per navi viene rilasciato dal suddetto ministero.
Come “dipendente” di questa ultima autorità egli si impegna per iscritto a !non rivelare ad alcuno tutto quanto viene a sua conoscenza nell’espletamento del suo lavoro, cioè il traffico commerciale e privato diretto alla sua nave e quant’altro viene casualmente intercettato via radio.
Infatti il radiotelegrafista, durante le ore che trascorre nella stazione radio, viene a conoscenza di notizie, esterne alla nave, di natura politico-sociale molto importanti come capovolgimenti di regimi, dichiarazioni di guerra, agitazioni sindacali, scioperi, eccetera, e non può farne parola con altri componenti dell’equipaggio per evitare che queste notizie possano compromettere il regolare svolgimento della vita di bordo. L’unica persona che fa eccezione in questo contesto è il Comandante della nave.
Per questo sua specificità egli viene considerato da tutti  l’orecchio e l’occhio del Comandante, in quanto quest’ultimo solo attraverso il marconista può comunicare con l’esterno, ricevere cioè gli ordini della compagnia armatrice per eventuali cambiamenti di destinazione, conoscere in anticipo le condizioni meteorologiche della zona da attraversare e, di conseguenza,  poter evitare incontri poco graditi con le depressioni, gli uragani e i tifoni.
Inoltre, in  alcuni periodi dell’anno è molto importante conoscere  l’esatta localizzazione dei pericolosissimi iceberg, autentiche montagne di ghiaccio alla deriva,  e quant’altro può essere di ostacolo alla navigazione.
Altri  importantissimi servizi espletati dal marconista, sempre nell’ambito della sicurezza della navigazione, sono la ricezione quotidiana dei bollettini meteo marini e gli  avvisi ai naviganti.
Inizialmente, potendo utilizzare le sole Onde Medie, al marconista erano affidati pochi compiti come il servizio della SVH cioè quello relativo alla salvezza della vita umana: pertanto egli doveva essere sempre all’erta su una precisa frequenza, (attualmente è la 500 Kc/s, probabilmente era la stessa anche in quel periodo), ed ascoltare ed annotare diligentemente tutto quanto succedeva attorno alla sua nave, per essere sempre pronti a dare assistenza a coloro che ne facessero richiesta.  
Intanto è bene far presente che la Protezione Civile, così come la intendiamo noi, cioè “fare prevenzione”, è nata a mare e pertanto il radiotelegrafista è stato il primo operatore di questa moderna disciplina.
Infatti, quando una nave è in serie difficoltà, la prima operazione che compie un radiotelegrafista è quella di trasmettere, su ordine del Comandante, il nome della nave, il tipo di incidente in cui sono occorsi, la posizione della nave, le condizioni meteorologiche della zona e tutto quanto possa essere d’aiuto ai soccorritori.
Non conosco come in passato tutte le navi coordinassero il servizio di ascolto radio, non ne ho trovato tracce nella mia ricerca; non credo, inoltre.  che vi fossero tre operatori marconisti per ogni nave, sono però sicuro che siano state organizzate varie conferenze internazionali, indette da tutti gli Stati interessati, allo scopo  di armonizzare il servizio, utilizzando opportunamente i fusi orari.
Prendendo come punto di riferimento il meridiano di Greenwich (meridiano zero) fu semplice determinare orari e compiti da assegnare ad ogni nave in modo tale da essere sicuri che tutte le chiamate di soccorso venissero sempre ascoltate da qualche altra nave nelle vicinanze.
 Le stazioni costiere, non avendo problemi di personale, erano in servizio 24 ore al giorno.

Come dicevamo prima, le comunicazioni radio con le navi erano effettuate utilizzando solamente le Onde Medie, sia per l’ascolto di sicurezza che per il traffico commerciale. Ma le onde medie, avevano, ed hanno, dei limiti: possono essere utilizzate solamente per distanze non eccezionali, in quanto risentono della curvatura della terra, inoltre sono influenzate negativamente dalle condizioni meteorologiche e magnetiche dell’atmosfera.L’evoluzione della radio è stata velocissima, incalzante: con l’introduzione delle Onde Corte i compiti del radiotelegrafista divennero sempre più impegnativi, ad esempio, con le onde corte si poteva comunicare “in teoria”direttamente con la madre patria da qualsiasi punto del globo.
Ho detto “in teoria” in quanto solamente pochissime navi erano inizialmente attrezzate con trasmettitori (costosissimi) con potenza tale da superare tutte le difficoltà della distanza.
In epoche successive (anni ’50) quasi tutte le navi furono equipaggiate anche con trasmettitori in onde corte, meno potenti ma tecnicamente avanzati; teoricamente, sfruttando alcuni brevi periodi  del giorno durante i quali le condizioni di propagazione erano ottimali, queste navi riuscivano ad effettuare collegamenti direttamente con qualsiasi stazione costiera.
In queste occasioni emergeva tutta l’abilità e la professionalità del radiotelegrafista: egli si alzava nelle ore più disparate della notte, utilizzando le conoscenze acquisite in tanti anni di lavoro, comunicava direttamente con le stazioni radio con le quali doveva entrare in contatto e trasmetteva il suo traffico.
Era un punto d’orgoglio andare a riposare solamente  dopo aver espletato tutto il traffico in giacenza.Con il trascorrere degli anni e la costante evoluzione della radio, inimmaginabile in altri campi dello scibile, i compiti del marconista aumentavano sempre: le stazioni radio erano equipaggiate con apparecchiature di nuova concezione e molto più potenti come Radiotelefoni per tutte le esigenze, Banda Laterale inclusa,  Telex, Telefoto, Fax, Radiogoniometri, eccetera.
Contemporaneamente le plance di quasi tutte le navi venivano dotate di tante altre apparecchiature come ausilio alla navigazione:  Solcometri, Eco scandagli, VHF, mentre  per la radiolocalizzazione si utilizzavano il Radar, il  Consol, il Decca, il Loran, l’Omega, e in ultimo il GMDSS per la Navigazione Satellitare.
Tutti questi apparati, anche se usati prevalentemente dagli ufficiali di coperta, per l’affinità con la parola “radio”, furono affidati alle cure del marconista: egli era il responsabile della loro conservazione, la buona conduzione, la manutenzione, inoltre ai più capaci era affidato anche il compito di effettuare piccole riparazioni in attesa dell’arrivo in porto, dove intervenivano i tecnici specializzati.
I radiotelegrafisti, man mano che aumentavano i loro compiti e le loro responsabilità, rispolverarono i manuali e ripresero a studiare, frequentarono corsi di riqualificazione e si misero al passo con l’evoluzione della radio.
In Inghilterra ed in altre nazioni marinare, dopo l’introduzione del GMDSS (sistema satellitare di sicurezza) e la eliminazione della radiotelegrafia, le autorità preposte hanno creato una nuova figura professionale: il Radio Electtonic Officer,  riutilizzando in tal modo il vecchio “sparks”.
In Italia invece si è preferito, dopo l’approvazione della legge in questione, far estinguere definitivamente questa categoria di lavoratori, una volta definiti “misteriosi” o addirittura “mitici”.

Antonio Raiola
Torre del Greco, 18 marzo 2006 

“IL SIGNORE DELL’ETERE”

Vago Mister diffondon cuffia e tasto
Che qual esser sembrar fan d’altro mondo
Il Marconista e mago del Mar Vasto.
Il marinar per flutti vagabondo 
Onde le sponde abbian sorriso e fasto,
Guadar non puote più d’abisso il fondo
Col dubbio di finir tra mostro in pasto;
Nel lungi navigar per globo tondo 
Non più solingo ei sente il marin spazio,
Che seco va’ dell’etere il signor
A risparmiar di mille mamme il strazio,
 Portando in seno al Polo l’Equator.
E offeso piange il gorgo ancor non sazio
D’inghiottir i figli cari al mondial core.

 Franco Coppola              1957