Riceviamo da:
SALVATORE
ARGENZIANO
torrese DOC extramoenia
40126 - Bologna - Via Gotto, 18
Tel.-Fax 051.22.15.37 arge.s@libero.it
Caro Mari,
le note seguenti sono il risultato di ricordi evocati solo con l’ausilio della memoria. Non ritengo che le osservazioni esposte possano avere attendibilità certa. Forse dal confronto con i ricordi di altri amici coetanei, che a me, lontano da Torre da quarant’anni mancano, si potrà ulteriormente perfezionare l’ottimo lavoro da te fatto. Grazie ancora per le belle giornate, liete e senza tristezza nostalgica, di immersione nel mio felice passato Torrese.
Mi sono permesso aggiungere, spero non a sproposito, qualche estratto da un mio racconto, “Ricordi”, di un anno difficile, da Pasqua 1943 alla primavera del 1944. Ho aggiunto anche un brano di un altro racconto, “Il Quartiere”.
Grazie ancora e a risentirci presto.
Salvatore
Argenziano
AMBIENTE URBANISTICA STRADE.
La foto mi sembra degli anni ’40, per l’abbigliamento delle persone e per gli alberi, da poco piantati, confrontati a quelli della foto nr. 2.6, del 1950.
Stessa foto nr. 2.8, datata 1948.
Foto della primavera del 1944. Si notano ancora mucchi di cenere dell’eruzione di marzo 1944. La via Diego Colamarino è sbarrata all’altezza del vespasiano per la presenza di cumuli di cenere. Vedi foto nr.7.4.
La bandiera sabauda ci riporta ad anni precedenti. L’aspetto delle persone e del giardinetto farebbe risalire la foto alla fine degli anni 30.
Probabile 1950. Il giardinetto è della fine degli anni 40.
Confronta con le foto di pag. 10, nr. 5, 1937 e nr. 6, 1935. La palazzina a sinistra appare già nel 1932 e no nel 1935.
Forse Via Beneduce nella parte alta? però mi sembra di vedere dei binari del tram. in questo caso si tratterebbe di una foto di Corso Vittorio Emanuele, verso Santa Teresa. (???)
Trattasi di Casa Rossa, 1928. Vedi foto 6.8.
Primavera 1944.
-30-
18
marzo 1944.
Eruzione del Vesuvio
*****
E’
quasi primavera e la Montagna
rinnova
la già lontana memoria
di
veglie ed allarmi.
Notti
di ansie
nella
piazza della Parrocchia
per
il temuto maremoto
tra
facciate di palazzi
lampeggianti
al rosso vomito.
Tetra
e asciutta pioggia,
nebbia
di bruna cenere
che
offusca il giorno
e
copre strade e case
avvolte
nella penombra
di
un cielo senza sole.
Dagli
astechi e dalla loggia
riversiamo
a secchi nella strada
lo
scuro talco piovuto,
come
in un gioco
a
bagnare passanti.
Si tratta di Piazza Santa Croce.
Siamo nel dopoguerra. Potrebbe essere il 1945, il primo Carro del dopoguerra.
E’ la stessa foto precedente di pag. 9, nr.6.
Probabilmente siamo negli anni fine 40 o primi 50. Si nota una Volkswagen, il Maggiolino, e l’autobus di linea. Nel 1937 credo ci fosse solo lo Sciaraballo e la carrozzella per andare a Leopardi.
Alba tersa, e fresca di maggio
pellegrini a piedi a Pompei
dietro al Rosario di don Bernardino
il passo lento delle donne rispondenti.
Ancora buio alla partenza
dal Corso e per la salita del Rio
e per la piazza sotto Garibaldi
nel perentorio gesto a indicare
luoghi di bisogni corporali
e sulla Nazionale, strada bianca,
solo carrette, verso il mercato
al trotto i cavalli.
Bambini allegri in gita,
impazienti lasciamo dietro
le litanie del corteo
fino al richiamo preoccupato
delle mamme.
Siamo alla fine degli anni 40. Si noti la scogliera della scarpetta, realizzata nel dopoguerra e le nuove arcate del viadotto della ferrovia, in numero ridotto rispetto a quelle fatte saltare dai tedeschi nella ritirata di fine settembre del 1943. La prima luce a sinistra è fatta a trave orizzontale, per avere una maggiore altezza. Confronta con foto di pag. 20, nr. 2., foto anteriore al 1943 e non del 1960.
Corriamo
dal viadotto della ferrovia
sovrastante
i cantieri nel porto
al
ponte di Cavino,
incoscientemente
attratti
da
scenari di distruzione,
per
vederli saltare.
Rotaie
contorte
volano
fin Sopra la Ripa.
La foto è posteriore al 1945. Si nota la banchina in muratura che ha preso il posto di quella di legno su palafitte.
Dove siamo?
Il mulino non fu bombardato ma fatto saltare e incendiato dai tedeschi in ritirata, a fine settembre del 1943.
Il
mulino di Papà salta per primo
e
l’incendio arrossa la notte.
La foto è di data anteriore al 1943 e, probabilmente dello stesso anno della foto nr. 3, 1928(3). La palazzina ingresso esisteva già nel 1928, come si può vedere dalla foto di pag. 20, nr. 1.
In primo piano Largo Fontana, prima della realizzazione del sottopassaggio della ferrovia.
…“Capaianca
è sceso alla spiaggia del Fronte venendo dal Largo Fontana, dove abita, in quel
tratto che sta sopra la cancellata della ferrovia, nello slargo non lastricato e
polveroso dove lavorano i remaiuoli, tra colpi d’ascia e lunghe sbracciate di
pialla, generazione di esperti esecutori di remi che ora, ritti in piedi
tappezzano la facciata del palazzo dove abita Capaianca.
Attraversa
la ferrovia al cancello aperto, salutando con un cenno del capo Michele,
pigramente seduto fuori della garitta, in attesa del suono della campanella per
la chiusura del cancello all’arrivo del treno. Passa allo slargo di sotto dove
crescono altissimi gli unici alberi di basso a mare, due eucalipti dalle foglie
odorose per fare il decotto per la tosse.”….
La datazione di queste quattro foto mi risulta incomprensibile. Non sono in grado di attribuire a ciascuna foto la sua data. Noto però quanto segue:
Foto nr.1, 1958. Non è stato ancora perpetrato il primo scempio nella Piazza. C’è ancora la rotonda con la panchina circolare di ferro. Il Cinema Savoia ha già chiuso.
Foto nr. 2. 1957. C’è già l’aiuola con la fontanella. Sono scomparsi anche i lampioni con tre braccia e i globi.
Foto nr. 3, 1957. Ancora la rotonda in ferro.
Foto nr. 4, 1957. Stessa foto del nr. 2.
Confronta pure la pag. 18, foto nr. 2 e nr.3.
Gli alberi sono stati appena messi a dimora. Lo stesso appare nella foto di pag.17, nr. 2.
Titolo improbabile nel 1948. C’è ancora la rotonda in ferro ed il Cinema Savoia.
C’è già la fontanella in Piazza.
Questa volta è scomparsa la fontanella, sostituita da un’aiuola.
Foto degli anni fine ’40. A destra la gettata di scogli sulla punta dello scarillo di Portosalvo. In fondo allo slargo della scarpetta, dove c’è il cantiere, si nota una costruzione bassa. Potrebbe trattarsi della Scuola Marittima di Corso Garibaldi. Si nota pure una menaide a motore. Prima del 1944 solo remi e braccia. Molti pescatori vivevano con i proventi della vendita della benzina che ricevevano quale contributo per la pesca.
La foto può essere del 1944. I bastimenti affondati sono quelli minati dai tedeschi nel settembre del 1943.
Ritirata
distruttrice
peggiore
della bomba imprevista
per
l’impotenza di modificare
il
verdetto di annientamento.
Disperatamente
si piange,
inascoltate
preghiere,
per
l’ineluttabile condanna.
La
soldatesca a minare
le
paranze nel porto.
tra
il pianto e le grida
delle
donne dei pescatori
Dopo
l’esplosione il pianto
ora
sommesso
ed
il segno di Croce
al
lento inabissarsi della barca
come
alla sepoltura di persona cara.
Adagiata
sul fianco
semisepolta
nell’acqua
bassa del porto
la
nave di ferro.
La foto è di data anteriore al settembre 1943, quando i tedeschi fecero saltare il viadotto, tutto ad arcate, della ferrovia.
Sotto al Fronte nel porto
tra la banchina di legno
palafitte incrociate di tronchi
e scivoli per bastimenti impeciati
alla ritmata polifonia percussiva
di calafati e carpentieri
tra bianchi spruzzi dalle reti
sciabordate al lavaggio
come bruno serpente,
nella nera rena vesuviana
i bagni con Papà,
il costume di lana da canottiere
a righe rosse e gialle,
gustando in acqua
zuccherine pere mast’Antuono
dal sapore salato del mare.
Il palazzo con arcate che si vede a destra, crollò per fatiscenza alla fine degli anni 40.
Vale quanto detto per la foto nr. 2 e per la foto nr.3.
Si tratta del porto visto dalla punta di Portosalvo.
E’ una veduta del porto, forse dalla loggia del Municipio, di data posteriore al 1955. Si nota il viadotto rifatto della ferrovia, con poche arcate e l’ultimo varco a trave orizzontale.
La scogliera di Portosalvo fu gettata alla fine degli anni ’40, in prosecuzione di una chiana esistente sul promontorio della scarpetta.
Sulla chiana della Scarpetta
accarezzata dalla quotidiana marea
scalzi nell’acqua bassa
primaverile abbraccio col mare
per l’antica usanza
della lavanda beneaugurante
strappando novelle cozze
a succhiarne il salso sapore.
Si nota in costruzione una tipica paranza a motori, tipologia sviluppatasi solo nel dopoguerra.
E’ chiaramente Portosalvo.
Probabilmente anni ’60, quando si procedette all’interramento del tratto di mare tra la banchina e Portosalvo. Si vede una draga al lavoro. I blocchi visibili sulla banchina, già allungata, sembrano cassoni di cemento da utilizzare in mare. E’ dal 1952 che non abito più in Corso Garibaldi e nel 1960 vado a Milano. Tanti avvenimenti di quegli anni mi riesce difficile collocarli nel tempo.
La foto è di data anteriore al 1947, probabilmente anni trenta, quando il cantiere non era ancora recintato. E quel bimbo di spalla, non è per caso vestito da Figlio della Lupa?, il grado che precedeva il Balilla?
Per la Gloria a mezzogiorno
sul campanile aperto al mare
a suonare le campane
tra le cento voci delle barche
la pacifica sirena del mulino
alto sulla roccia in fondo al porto,
il lungo bruco di lamiere sul molo
fino alla lopa,
il martellare dei calafati
dal cantiere sulla Scarpetta,
il su giù, su giù dei segatori,
uno gobbo sul pezzo in alto
e sotto in ginocchio a tirare l’altro.
Inebriati da tanti suoni
e dal familiare odore
di stoppa e catrame,
di mare e nafta del porto,
ci contendiamo le cordicelle
delle campane
in un concerto di tre note,
din....,da.din.......,da.di.dan......,
dan.,.........don............
E’ la stessa foto di pag. 17, nr. 2, con data 1920.
La Chiesa, bombardata il 13 settembre 1943, fu ricostruita a partire dal 1947 e riaperta al culto nel dicembre 1950, non ancora ultimata.
Grappoli
di bombe
nel
tiepido mattino
di
fine estate
sulla
Chiesa, l’ospedale e le ville
verso
Santa Teresa;
contiamo
nuovamente
amici
e parenti morti
e
mutilazioni a ricordo
negli
anni futuri.
Siamo all’interno del porto.
Non ho trovato riferimenti o foto della Chiesa di San Biagio. Sarà per caso un ricordo errato?.
Per la festa di San Biagio
sulla spiaggia della Scala
nera lingua di rena tra il mare
e il muraglione della ferrovia,
alti lontano i silos del mulino,
il primo tepore del sole
brezza odorosa di mare
e di verdi alghe
cullate dalla risacca
preludio di primavera,
andiamo alla Chiesa del Santo
nella Cupa oltre la ferrovia,
tra profumi ora campestri
di orti e parule già verdi,
per il rituale taralluccio
e l’olio santo
ad esorcizzare il mal di gola.
No al riferimento 1940.
Al mulino manca la palazzina Uffici all’ingresso che è presente nella foto tratta dal Mattino e datata 1932. (Vedi pag. 20, nr. 1). Se giusta la data 1932, la foto sarebbe di data anteriore.
La data non è 1942. Nel 1946 andavo alla Scuole Medie di Via Cristoforo Colombo e il treno passava in superficie, percorrendo le attuali Via Ungheria e Via Martiri d’Africa.
Nel 1950 fu inaugurato il campo Amerigo Liguori e mi pare di ricordare che il Viale Ungheria, che si vede a destra, non fosse ancora lottizzato.
In alto a sinistra si nota un disco affisso al muro. Si tratta di segnaletica stradale? Se vero certamente non siamo nel 1937. Comunque lo sporco dei nostri vicoli era (oppure è?) eterno.
In basso a sinistra si nota un’insegna. Sembrerebbe un disco di divieto, segnaletica inesistente nel 1935. Anche l’abbigliamento non sembra del 1935.
Nella foto nr. 5, in fondo alla strada si notano auto e furgoni. A destra sopraelevazioni degli anni cinquanta. Foto nr. 6 e nr. 8, del dopoguerra. Nella foto nr. 8, sulla palazzina bassa a destra, (credo abbia lasciato posto all’Ufficio Postale), si notano manifesti elettorali.
Penserei ad una foto del dopoguerra, non molto prima della foto seguente, la nr. 6. La palma bassa che si vede nella Villa risulterà poco cresciuta.
I lampioni della Villa sono stati sostituiti. Non passa più il tram e il basolato è stato coperto dall’asfalto. Vedo delle gonne a campana, moda degli anni cinquanta. Solo supposizioni, senza prove.
E’ la spiaggia della Scala.
La Chiesa fu riaperta al culto nel dicembre 1950, non ancora ultimata.