I MESTIERI TORRESI

Manualmente senza l'ausilio della elettronica e della tecnologia ma con il loro ingegno e il loro sudore soi praticavano i mestieri antichi.

Col carretto a mano o trainato da un asino si caricava e si scaricavano materiali vari. Era l'antenato del camiom di oggi. Era un mezzo di lavoro davvero insostituibile alcuni erano decorati in ogni loro parte e con essi si raccontavano storie di vita passata e leggende La manualità, l'artigianato regnava una volta come l'industria regna ora nei tempi moderni.

I campi e l'allevamento davano il modo di vivere ma nello stesso tempo esistevano tanti altri piccoli mestieri che oggi non esistono più come

L'ARROTINO
 che passava in tutte le strade con il suo trabiccolo che spesso consisteva in una bicicletta modificata resa mezzo di lavoro con cui affilava le lame dei coltelli . Oppure il

U CCONCIAPIATTI

 che con il suo particolare fuso riparava i piatti rotti che non si buttavano ma si metteva da parte per farli riparare proprio da questo artigiano. Non mancavano naturalmente i venditori ambulanti di ogni genere.

U  SCARPARO
U MBRELLARO
U SARTO
U RICUTTARO


e tanti e tanti altri mestieri scomparsi o quasi in via di estinzione.Vecchi mestieri oramai estinti, forse ne rimane qualcuno quasi a farci ricordare il nostro passato e la fatica dei nostri padri che giornalmente vivevano per portare a casa poche lire.

CASTAGNARO

Gli attrezzi del castagnaro non sono tanto cambiati nel tempo; un grosso fornello a tre piedi, un padellone con i buchi, un panno di lana per avvolgere le "verole" nel tepore, una caldaia con l’acqua in ebollizione aromatizzata con alloro, sale e semi di finocchio per le "allesse". Le castagne venivano servite in un "cuoppo", secchiello fatto di carta di giornale, ed erano un sollievo per le mani infreddolite, ed un frugale pasto per ingannare la fame. Gli ambulanti molto spesso si appostavano davanti alle trattorie e alle cantine dove i clienti abbondavano, fedeli sostenitori del felice connubio tra verole e vino.


U CARDALANA

Quando parlo della differenza dei materassi di lana e quelli fatti in serie industriale, gli si illuminano gli occhi, e parte come un razzo: "il vero materasso è quello in lana, per stare comodi e dormire bene bisogna mettere quest'ultimo su una base rigida, e, prosegue don Peppe questa formula risulta essere il vero materasso ortopedico, e non quelli spesso millantati a scopo speculativo, che sono solo duri. Il corpo deve poggiarsi su un manto soffice di lana per un vero riposo, per una vera dormita".

L'UGLIARO

Egli veste di un solo colore grigio o celeste scuro, non sappiamo la ragione, pensiamo che sia uno speciale modo per distinguersi. Esso è un uomo robusto e di buona salute, come tutti quelli che fanno gran moto, egli cammina, cammina da mattina a sera. Porta con se il suo otre. Attaccate ad una fascia che gli cince la vita, porta dei recipienti di varie misure e un imbuto che serve per versare l'olio negli stagnoli dei compratori .

U  SCRIVANO

All'ombra del portico che decora l'ingresso di alcuni dei nostri teatri, la dove la spessezza dei pilastri offre riparo dal vento e dalla pioggia pochi uomini di sparuto aspetto e con abiti gretti e cenciosi siedono davanti un vecchio tavolo, che contiene qualche foglio di carta, uno sporco calamaio ed un piccolo peso che impedisce alle poche carte di volare via al soffiare del vento.
Questi uomini molto pazienti si rendono gli interpreti degli affetti, le ire e le passioni degli analfabeti.

U MPAGLIASEGGE

E una donna più o meno giovane o vecchia, che con un fascio di sala sotto il braccio legato nel mezzo a una dozzina di traverse (spruoccoli) si ferma ad ogni cantone o crocevia e grida 'mpagliasegge?
Tutto il suo capitale consiste in quello che ha sotto braccio, tutti i suoi utensili consistono in un coltellaccio e una stecca .
La poverina non ha una bottega: quando voi la chiamate per restaurare le vostre sedie sdrucite di casa vostra, ella getta per terra il suo fardello, si sdraia accanto ad esso, sull'uscio di casa vostra, o nel cortile, o in mezzo alla strada, e tosto procede alla sua operazione senza bisogna di assistenti.
Con due o tre tagli del suo coltellino taglia in un attimo l'antica paglia, e comincia il lavoro di restauro.

U  SAPUNARO

Non vi è strada remota o principale che sia, nella quale il cenciaiuolo non faccia udire la sua voce rauca e stanca pronunciando a gran voce la parola sapone.
I ragazzi del popolo, i furbi monelli gli corrono dietro offrendogli chi un lembo di grembiule, chi un canavaccio di mille colori, chi uno straccio di pezza; e tutti vogliono i lupini, le carrubbe e i pastorelli, cioè bambocci di creta che si pongono a Natale su i presepi.
Il cenciaiulo ha molte difficoltà nel contenere la foga di questi ragazzi che non sono mai contenti di quello che ricevono e pretendono sempre di più.

U  STAGNARO

Alla lavorazione del rame con la sua ampia produzione di utensili da cucina, alla riparazione di pentole, paioli, brocche o mezzine, calderotti, secchi, fino alla realizzazione delle grondaie era dedito lo stagnino.
Il rame preparato alla lavorazione veniva scaldato a forno e quando raggiungeva la fusione veniva versato in apposite formelle; quando iniziava a solidificarsi veniva battuto sotto il maglio (spesso in mulini che, utilizzavano la forza motrice dell'acqua corrente) fino ad ottenere una prima sbozzatura.
Con le pinze, l'oggetto, veniva messo sul fuoco della fucina e nuovamente assottigliato battendolo poi di nuovo al maglio.
Dopo diversi passaggi, dal blocco iniziale si otteneva l'oggetto grezzo, dello spessore voluto.
L'utensile di rame strofinato con salnitro sciolto in acqua per ripulirlo dalle scorie diventava del colore rosso naturale

U  FERRACAVALLO
L’arte della ferratura, o mascalcia, risale probabilmente all’epoca dell’addomesticamento del cavallo, poiché fin d’allora l’uomo deve aver cercato il mezzo di rendere meno sensibili gli effetti del consumo dell’unghia stessa. Inventata dai popoli orientali o dagli Scandinavi, fu importata in Gallia ed in Germania, dove l’impararono i Romani, che la diffusero in tutti i loro territori.
Per ferratura si intende l’applicazione di piastre o verghe metalliche (in particolare di ferro) agli zoccoli dei cavalli per proteggerli e conservarne in stato normale i piedi: anche la ferratura ben fatta, però, pone un ostacolo ai movimenti intrinseci del piede, causa questa anche di guai seri come l’atrofia dell’unghia. Nonostante questo, è di assoluta necessità, in quanto zoccoli non ferrati, male potrebbero reggere al consumo cui sono sottoposti nei vari servizi che l’uomo chiede all’animale.

U  FRANFALLICCARO

Il vecchio franfelliccaro che girava per le strade con una piccola spasa rettangolare con quei pezzetti giallognoli di miele consolidato attraverso un processo tutto particolare.
Poi la spasa fu sostituita con un leggero tavolino portatile, sul quale il venditore trasporta la sua merce per tutte le strade della città, poggiandolo in terra o all'avvicinarsi di un compratore o nelle piazze più spaziose invogliando a comprare la sua merce al grido zucchere janche (zucchero bianco) e mele.

L. M.